Scienziato giapponese crea metodo per identificare fonti di inquinamento marino di plastica

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.3390/w12040951, Water)

La plastica non si decompone e quando inquina il mare può rappresentare un bel problema: si calcola che siano 0,27 milioni le tonnellate di plastica che galleggiano negli oceani di tutto il globo. Per combattere le emissioni stesse della plastica nei corpi idrici e il conseguente inquinamento del mare, un team di ricercatori dell’Università della Scienza di Tokyo ha generato una mappa ad alta risoluzione fatta di griglie di un km di emissioni di plastica nei mari intorno al Giappone riuscendo a risalire con estrema precisione alle fonti principali di emissione.

Yasuo Nihei così spiega le motivazioni che hanno portato alla nascita di progetto (e dello studio pubblicato sulla rivista Water): “Se i rifiuti di plastica continuano a fluire nel mare, la quantità di rifiuti di plastica aumenterà. Per evitare ciò, è necessario indicare chiaramente dove e come vengono attualmente generati i detriti di plastica”.
I ricercatori hanno preso in considerazione soprattutto due tipologie di plastica: la microplastica (MicP), quella plastica fatta di pezzetti con grandezza inferiore ai 5 mm, e la macro plastica (MacP), quella con grandezza superiore ai 5 mm.

Subito i ricercatori hanno compreso che il controllo delle emissioni la microplastica risulta cruciale: proprio per le sue dimensioni limitate risulta molto difficile controllarne il percorso. Inoltre può essere mangiata letteralmente dagli animali marini con conseguenze nefaste per tutta la rete alimentare del mare, finanche per gli esseri umani che si cibano di pesci.
Hanno quindi eseguito attente analisi dei corpi idrici, soprattutto fiumi, del Giappone per capire dove nascessero le emissioni identificando determinate aree critiche in cui le emissioni stesse di plastica nei fiumi risultavano più alte.

Queste aree si trovavano vicino alle regioni più urbanizzate, Tokyo, Nagoya e Osaka. Ed è proprio qui, dunque, che andranno applicati i controlli più rigorosi. “I nostri risultati forniscono nuove intuizioni che possono essere utilizzate per redigere contromisure contro le emissioni di plastica, riducendo così il deflusso di inquinanti marini dal Giappone. Introduciamo anche un nuovo metodo che può essere utilizzato per valutare gli input plastici in altre regioni del mondo”, spiega Nihei.

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