Scienziato studio cratere più grande della Luna per ottenere indizi sul mantello interno

Concentrazioni di torio nel bacino Polo Sud-Aitken sulla Luna che mostrano la distribuzione dei materiali a seguito dell'impatto avvenuto circa 4,3 miliardi di anni fa (credito: Daniel P. Moriarty III)

Un team di ricercatori ha studiato il cratere più grande presente sulla Luna, una conformazione che potrebbe contenere indizi molto importanti riguardo al mantello lunare primitivo. Questo cratere, il bacino Polo Sud-Aitken (South Pole-Aitken basin, SPA), oltre ad essere il più antico, è anche il più profondo e il più vasto.
Si crede si sia formato a seguito dell’impatto con un enorme asteroide nelle fasi iniziali della formazione della Luna stessa, circa 4,3 miliardi di anni fa. Proprio per la sua età, la sua vastità e la sua profondità, questo cratere è da molti anni oggetto di studio da parte degli scienziati.

In questo caso il ricercatore Daniel P. Moriarty, con l’aiuto dei colleghi, ha usato vari modelli, dati di telerilevamento e dati provenienti dalle analisi dei campioni lunari per realizzare simulazioni dell’impatto che ha prodotto questo enorme cratere.
Le simulazioni confermano che l’impatto deve essere stato così potente da aver espulso materiali provenienti dal primo mantello lunare.

Si tratta delle tracce del mantello fuso primordiale che si trovano all’interno della Luna, la testimonianza di un’epoca durante la quale l’oceano di magma del nucleo andava raffreddandosi. I modelli mostrano che diverse sostanze vennero espulse a seguito dell’impatto e finirono sul lato più lontano della Luna. Tra queste sostanze c’erano anche materiali ricchi di torio e proprio quest’ultimo deve essersi distribuito a livello globale, diversamente da quanto spiega una teoria precedente secondo la quale il torio stesso, a seguito dell’impatto, deve essere affondato verso il nucleo oppure schizzato poco lontano dal cratere stesso.

Gli scienziati hanno inoltre individuato potenziali siti per future missioni lunari di campionamento in modo che si possano studiare con più attenzione questi materiali espulsi a seguito di questo enorme impatto e si possono ottenere informazioni molto più chiare sul mantello e sul nucleo lunare oltre che sulla storia della formazione della Luna stessa.

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