Scimmie decisive nella dispersione dei semi delle piante della foresta amazzonica

Leontocebus nigrifrons (credito: Andrea Schell)

Gli animali risultano fondamentali per la dispersione dei semi e quindi per la riproduzione delle piante e questo discorso vale soprattutto per insetti e animali striscianti che con le loro feci contribuiscono alla dispersione stessa.
Un nuovo studio pone in questa categoria di animali anche le scimmie.

I ricercatori del Deutsche Primatenzentrum (DPZ), un istituto tedesco, in collaborazione con l’università Estadual Paulista, Brasile, e con Università di Marburg, hanno infatti scoperto che le scimmie della specie Leontocebus nigrifrons, definiti anche tamarini dalla fronte nera, e della specie Saguinus mystax, definiti anche tamarini dai mustacchi o tamarini baffuti, svolgono un ruolo fondamentale per la dispersione dei semi di alcune piante della foresta amazzonica peruviana.

Nello specifico i ricercatori hanno scoperto che i semi dell’albero Parkia panurensis sono dispersi esclusivamente da queste scimmie.
Questa caratteristica è così importante che queste scimmie possono essere considerate responsabili della rigenerazione di interi appezzamenti di terreno.

I ricercatori hanno infatti analizzato questi effetti in un’area che era stata sgomberata e utilizzata come pascolo per i bufali tra il 1990 e il 2000.
Dopo essere stata abbandonata, la foresta pluviale si è poi lentamente sviluppata di nuovo.
Nel corso dello studio, durato diversi anni, gli scienziati si sono accorti che tamarini baffuti e con la fronte nera si nutrivano principalmente di frutta prodotta da questi alberi per poi disperdere i semi che ingeririvano tramite le loro feci.

Analizzando proprio le feci delle scimmie, i ricercatori scoprivano infatti che i semi al loro interno provenivano dalle zone forestali intatte frequentati dalle scimmie.
“I tamarini hanno dimostrato di contribuire alla rigenerazione naturale delle aree distrutte dall’uomo”, dichiara Eckhard W. Heymann, uno dei ricercatori coinvolti nello studio pubblicato su Scientific Reports.

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