Scongelamento del permafrost provoca emissione anche di composti organici: quanto sono pericolosi?

Credito: Arcaion, Pixabay, 3425157

Lo scongelamento del permafrost, un fenomeno che si sta verificando soprattutto nelle aree artiche e subartiche, causa non solo l’emissione di gas serra e quindi un’accelerazione del riscaldamento globale in corso ma anche un’emissione di particolari composti organici che possono avere, anch’essi, un impatto significativo sui cambiamenti climatici.
È il risultato di uno studio prodotto da ricercatori dell’Università di Helsinki che hanno notato il rilascio di grosse quantità di composti organici volatili, tra cui monoterpeni, sesquiterpeni e diterpeni, dal terreno delle torbiere ricoperte di permafrost della Lapponia finlandese.

E qui non si può nemmeno parlare di cause umane, almeno in maniera diretta, in quanto in questa regione artica le influenze antropiche sono abbastanza limitate e la vegetazione fuori terra è abbastanza scarsa. Quello che sembra certo è che questi composti organici, rilasciati dallo scongelamento del permafrost, sono molto reattivi e causano la formazione di particelle sospese nell’aria.
Alla fine potrebbero avere un impatto definito come “significativo” nel comunicato stampa su tutte quelle complesse cause che stanno provocando il cambiamento climatico in corso.

Comunque non tutto il male verrebbe per nuocere: questi composti organici contribuiscono alla formazione di nuvole e un maggior quantitativo di nuvole potrebbe fare sì che la radiazione solare venga in parte riflessa verso l’esterno, cosa che di per sé dovrebbe limitare il riscaldamento globale.
“Per ora, è impossibile dire con certezza se il rilascio di composti organici accelera o decelera il cambiamento climatico. In ogni caso, introducono ulteriori incertezze nella modellizzazione del cambiamento climatico”, spiega Federico Bianchi, professore associato dell’Istituto per la Ricerca sull’Atmosfera e sul Sistema Terrestre (INAR) dell’Università di Helsinki, uno degli autori dello studio che è stato pubblicato su Environmental Research Letters.

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