
Una recente ricostruzione del ghiaccio marino artico mostra un declino significativo durante gli anni ’40, evidenziando variazioni climatiche inaspettate. Lo studio, pubblicato in Advances in Atmospheric Sciences, [1] fornisce nuove intuizioni sui modelli storici della copertura di ghiaccio.
Comprendere la passata copertura di ghiaccio
Un team di ricerca internazionale ha presentato nuove scoperte sul ghiaccio marino artico, rivelando bassi livelli di copertura negli anni ’40. Questa ricostruzione offre dati preziosi per perfezionare i futuri modelli climatici. Secondo Vladimir Semenov dell’Accademia russa delle scienze, comprendere le passate variazioni pluridecennali è fondamentale per prevedere i cambiamenti futuri, soprattutto perché le forze antropogeniche erano più deboli allora rispetto a oggi.
Impatto del riscaldamento storico
Il rapido declino del ghiaccio marino artico è un chiaro segno del cambiamento climatico, che colpisce gli ecosistemi e le temperature globali. Dalla fine degli anni ’70, i satelliti hanno tracciato questi cambiamenti, ma i dati della metà del XX secolo erano scarsi. Gli anni ’40, hanno visto un riscaldamento significativo ma mancavano misurazioni precise del ghiaccio marino. Studi precedenti hanno collegato la temperatura dell’aria al ghiaccio marino ma non hanno quantificato il declino durante questo periodo.
Nuove tecniche di ricostruzione
Per colmare questa lacuna, il team ha utilizzato modelli tra ghiaccio marino, temperatura della superficie del mare e pressione al livello del mare per ricostruire la copertura di ghiaccio storica. Noel Keenlyside dell’Università di Bergen ha osservato che il loro modello ha fornito una forte prova di un importante declino del ghiaccio negli anni ’40.
Cause
Le ragioni esatte di questo riscaldamento, comunque già conosciuto e denominato “Early 20th Century Warming”, rimangono al momento ancora poco chiare, ma i nuovi dati offrono una base di partenza per comprendere la variabilità climatica interna e il ruolo dell’influenza umana.
Probabilmente si trattò di una combinazione di un aumento delle emissioni di gas serra da parte degli esseri umani e di fattori naturali, come le variazioni del monsone indiano nei primi decenni del secolo e fasi di siccità e di ondate di calore estreme in alcune zone (che si registrano già negli anni 30, per esempio, in Nordamerica e negli anni 40 in Europa).

