Scoperta incredibile fonte di inquinamento umano cominciata nel 1300 in Nuova Zelanda

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Quando si pensa al passato delle società umane, in particolare al periodo che ha preceduto l’avvento dell’era industriale, spesso si fa riferimento ad un rapporto con la natura di rispetto e, in generale, a capacità limitate da parte degli stessi esseri umani di creare danni all’ambiente. In realtà non è così.
Considerando, per esempio, l’inquinamento dell’aria da parte del cosiddetto “carbonio nero”, un tipo di particolato fine che di solito si forma dall’utilizzo di combustibili fossili ma anche dalla combustione delle biomasse, il danno creato dall’uomo è cominciato molto prima dell’era industriale.

Analizzate carote di ghiaccio dell’Antartide

Lo dimostra anche un nuovo studio realizzato da un team di scienziati del British Antarctic Survey e di altri istituti. I ricercatori hanno analizzato diverse carote di ghiaccio prelevate dall’Antartide notando un inusuale aumento del livello di carbonio nero che sembra essere cominciato intorno all’anno 1300 e praticamente durato fino ai giorni nostri.
Il carbonio nero è presente nella fuliggine, un insieme di particelle che di solito si produce dalla combustione della biomassa, praticamente dagli incendi boschivi, oltre che dall’utilizzo di combustibili fossili.

Livelli di carbonio nero dell’isola di Ross aumentati intorno al 1300

Per scoprire la fonte di questo inusuale aumento i ricercatori hanno utilizzato un nuovo metodo per analizzare il carbonio nero intrappolato nei ghiacci sviluppato solo nel 2007 nel laboratorio dello scienziato Joe McConnell, coinvolto nello studio.
I ricercatori scoprivano che mentre i livelli di carbonio nero nelle carote di ghiaccio prelevate dall’isola di James Ross, un’isola situata nell’estremità nord-est della penisola antartica, mostravano l’aumento di presenza del carbonio nero dall’anno 1300 con picchi durante il XVI e il XVII secolo, i livelli di carbonio nero delle carote prelevate dall’Antartide continentale rimanevano più o meno stabili.

Arrivo dei maori in Nuova Zelanda e incendi boschivi

Eseguendo poi simulazioni dei modelli atmosferici della deposizione del carbonio nero nell’emisfero australe, i ricercatori giungevano alla conclusione che la fonte doveva essere ricercata nell’area tra la Patagonia, la Tasmania e la Nuova Zelanda.
La possibilità a questo punto rimaneva solo una: l’arrivo e la colonizzazione da parte dei popolo Maori nelle isole della Nuova Zelanda, un arrivo avvenuto proprio in questo periodo e coinciso con l’inizio della pratica dell’incendio delle aree boschive.
Una conclusione a sorpresa, considerando anche la piccola superficie della Nuova Zelanda e la distanza che il fumo di questi incendi deve aver percorso per raggiungere l’isola di Ross.

Secoli di crescita intensa del fitoplancton

Tra l’altro i ricercatori credono che l’aumento della fuliggine provocata dagli incendi applicati dai Maori in Nuova Zelanda abbia prodotto anche un aumento dei micronutrienti, in particolare del ferro, nell’oceano Antartico e quindi a secoli di crescita intensa del fitoplancton nell’intero emisfero australe.

Impatto globale dell’uomo molto antico

Considerando che la Nuova Zelanda è stata uno degli ultimi luoghi al mondo ad essere stato colonizzato dagli esseri umani, si può forse arrivare a comprendere quanto l’impatto dell’uomo sull’ambiente a livello globale sia cominciato praticamente da millenni e non solo dall’era industriale.

Note e approfondimenti

  1. Hemispheric black carbon increase after the 13th-century Māori arrival in New Zealand | Nature (IA) (DOI: 10.15784/601464)

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