Scoperta “intrigante” su Marte: individuato carbonio nel suolo. Prova di vita?

Uno dei fori praticati dal rover Curiosity sul suolo del cratere Gale su Marte per prelevare campioni poi analizzati (credito: NASA/Caltech-JPL/MSSS)

È stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences il 18 gennaio lo studio che descrive quella che viene definita come “un’intrigante scoperta”. Un team di ricercatori, come spiega un articolo apparso sul sito della NASA, ha scoperto impronte di carbonio su Marte tramite le analisi effettuate dal rover Curiosity.

Analizzati campioni dal cratere Gale

Il rover ha prelevato alcuni campioni da varie posizioni all’interno del cratere Gale scoprendo tracce di carbonio. Sebbene non si tratti di una prova dell’esistenza di vita passata sul pianeta, la scoperta rimane comunque interessante perché ora bisognerà capire, come spiega uno degli autori dello studio, Paul R. Mahaffy, come si è formato questo carbonio tramite processi non biologici.
Per ora le possibili spiegazioni sono varie e diverse di esse si basano su quello che sappiamo dalla presenza di carbonio sulla Terra. In ogni caso i pianeti a livello geologico sono molto diversi e quindi trarre conclusioni che possono definirsi come “esaustive” è praticamente ad oggi impossibile.

Carbonio originatosi da antichi batteri?

Il carbonio qui sulla Terra è associato alla vita. Viene utilizzato da quasi tutte le forme di vita per incamerare l’energia, ad esempio tramite l’assunzione del cibo, oppure per eseguire la fotosintesi.
Il sospetto, riguardo a queste tracce di carbonio trovate su Marte, risiede nel fatto che potrebbero essersi originate dalla presenza di antichi batteri. Questi ultimi potrebbero essersi resi protagonisti del rilascio di metano nell’atmosfera, metano che, sotto l’azione di raggi ultravioletti, si sarebbe poi via via trasformato in molecole sempre più complesse. Queste molecole potrebbero essere poi tornate in superficie per conservarsi nella roccia sotto forma di carbonio.

Possibili spiegazioni non “biologiche”

Le tracce rilevate nei campioni marziani dal rover qui sulla Terra vengono di solito prodotte da processi biologici, come spiega Christopher House, ricercatore della Penn State, l’autore principale dello studio.
Secondo i ricercatori su Marte questo carbonio potrebbe essersi invece depositato tramite un ciclo che risulterebbe molto distinto da quello terrestre. Tra le possibili spiegazioni non collegate a processi biologici ci sono in particolare tre processi: la fotolisi del metano biologico rilasciato dal sottosuolo, la fotoriduzione dell’anidride carbonica atmosferica e la deposizione di polvere proveniente dallo spazio. In particolare quest’ultimo processo potrebbe essere accaduto durante l’attraversamento, da parte del pianeta e quindi dell’intero sistema solare, di una nube galattica. Si tratta, comunque, di tre scenari che secondo i ricercatori “sono non convenzionali”.[1]

Dobbiamo pensare fuori dagli schemi secondo una delle autrici dello studio

Il fatto è che se studiamo il carbonio sulla Terra non riusciamo ancora a capire quanto possano essere importanti i processi di tipo non biologico riguardo alla sua produzione. Il problema sta nel fatto che ovunque osserviamo sul nostro pianeta c’è vita. Dovremmo dunque, come spiega Jennifer Eigenbrode, astrobiologa del Goddard Space Flight Center della NASA ed altra autrice dello studio, mettere da parte ogni pregiudizio riguardo al carbonio e cercare di fare considerazioni basandoci solo sui principi fondamentali della chimica e della fisica e su quello che sappiamo dell’ambiente marziano. “Dobbiamo aprire le nostre menti e pensare fuori dagli schemi”, spiega la ricercatrice lasciando intendere che il nuovo studio è già un buon punto di partenza.

Note

  1. Depleted carbon isotope compositions observed at Gale crater, Mars | PNAS (DOI: 10.1073/pnas.2115651119)

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