Scoperta la cometa più grande del sistema solare, arriva dalla nube di Oort

Rappresentazione artistica della cometa Bernardinelli-Bernstein. Attualmente questo corpo ghiacciato si trova relativamente vicino al Sole ma la sua orbita la riporterà ad una distanza immensa in pochi milioni di anni (credito: NOIRLab/NSF/AURA/J. Da Silva)

Molto probabilmente è la più grande cometa scoperta nei tempi moderni quella individuata da due astronomi, Pedro Bernardinelli e Gary Bernstein, dell’Università della Pennsylvania, tra i dati del Dark Energy Survey. I primi dati parlano di una cometa almeno 1000 volte più massiccia di una cometa tipica del nostro sistema solare. Dotata di un’orbita molto allungata, questa cometa sta viaggiando verso dalle zone interne della nube di Oort verso il sole da milioni di anni.
Questa cometa gigante, che dovrebbe avere un diametro di 100-200 chilometri (all’incirca 10 volte il diametro di una cometa tipica), può essere considerata come una sorta di “reliquia” scagliata fuori milioni di anni fa dalla spinta gravitazionale dei pianeti giganti del nostro sistema proprio nelle prime fasi della sua formazione.

Cometa Bernardinelli-Bernstein

Denominata cometa Bernardinelli-Bernstein (designazione tecnica: C/2014 UN271), la cometa è stata scoperta dai due ricercatori in seguito ad un’analisi dei dati raccolti dalla Dark Energy Camera (DECam), uno strumento montato sul telescopio Víctor M. Blanco all’Osservatorio Interamericano di Cerro Tololo (CTIO) in Cile.
Questa camera ha mappato più di 300 milioni di galassie in un’area del cielo corrispondente a 5000 gradi quadrati durante sei anni di osservazione.
Tra le altre cose ha individuato anche moltissime comete e oggetti transnettuniani (corpi ghiacciati che orbitano intorno al Sole al di là dell’orbita di Nettuno).

Hanno identificato più di 800 singoli oggetti transnettuniani

Per eseguire l’analisi di questo database gigantesco come questo i ricercatori ci hanno impiegato un bel po’: 15-20 milioni di ore di CPU dei computer presenti presso il National Center for Supercomputing Applications e del Fermilab usando particolari e sofisticati algoritmi di tracciamento. Non hanno individuato solo questa gigantesca cometa: hanno identificato più di 800 singoli oggetti transnettuniani “filtrandoli” da miliardi di dati rilevati da decine di migliaia di esposizioni della camera DES.
Tra le altre cose i ricercatori hanno scoperto che il punto più lontano della sua orbita si trova ad una distanza di più di 40.000 unità astronomiche dal sole (più lontano dal Sole rispetto alla Terra di 40.000 volte), ossia 6 trilioni di chilometri di distanza. Si tratta di una distanza che è equivalente ad 1/7 della distanza della stella più vicina al sole.

Espulsa dalle parti più interne del sistema solare

Solo per comprendere quanto dista questa cometa basti pensare che Plutone, invece, dista dal Sole “solo” 39 unità astronomiche. Secondo i ricercatori la cometa è stata espulsa dalle parti più interne del sistema solare, finendo poi nella nube di Oort, durante le prime fasi della formazione dello stesso sistema. Attualmente, con le dimensioni stimate, è il più grande oggetto della nube di Oort mai scoperto.
Il sospetto, molto forte, è che possano esistere, attualmente ancora nascosti tra petabyte di dati già raccolti, molte altre comete di queste dimensioni, oggetti che si spera possano essere scoperti nel corso dei prossimi anni.

Si trova a 20 unità astronomiche dal sole

Ad oggi, in ogni caso, la cometa non si trova nel punto più lontano della sua orbita ma solo ad una distanza di 20 unità astronomiche dal sole (4 miliardi di km), dato del giugno 2021. Raggiungerà il punto più vicino alla nostra stella nel 2031 quando risulterà ad una distanza di soli 11 unità astronomiche. Si tratta comunque di una distanza troppo grande affinché la cometa possa essere osservata dalla Terra, almeno dagli astronomi amatoriali.
Si pensa che ci sarà bisogno di telescopi professionali per vederla. Dopo quel momento ricomincerà il lungo viaggio, della durata di circa 3 milioni di anni, in direzione della nube di Oort che la riporterà alla incredibile distanza di 40.000 unità astronomiche.

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Note e approfondimenti

  1. MPEC 2021-M53: 2014 UN271 (IA)

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