Scoperta l’arma segreta alimentare contro la carestia nucleare

In caso di un grave disastro come una guerra nucleare o una super eruzione vulcanica, la Terra potrebbe dover affrontare una drastica riduzione della luce solare, minacciando l’agricoltura globale e l’approvvigionamento alimentare. Un team di ricercatori internazionali, guidato da David Denkenberger dell’Università di Canterbury, nel Regno Unito, suggerisce le alghe come un’alternativa resiliente alle colture tradizionali in tali scenari.
La loro ricerca, pubblicata sulla rivista Earth’s Future, [1] presenta le alghe come una fonte di cibo versatile e ricca di nutrienti che potrebbe prosperare anche in condizioni post-apocalittiche.

Risultati della ricerca sul potenziale delle alghe marine

Lo studio ha condotto simulazioni basate sulla specie di alghe marine Gracilaria tikvahiae, comunemente nota come erba rossa aggraziata, utilizzando dati climatici relativi a potenziali inverni nucleari. I risultati hanno dimostrato che le alghe potrebbero soddisfare fino al 45% della domanda globale di cibo umano nei 9-14 mesi successivi al disastro, utilizzando solo una piccola parte degli oceani del mondo.
Questa crescita è fattibile anche negli oceani tropicali a seguito di un grave conflitto nucleare. Cheryl Harrison, assistente professore alla Louisiana State University e coautrice dello studio, sottolinea l’urgente bisogno di fonti alimentari alternative, citando le gravi conseguenze della guerra nucleare sull’agricoltura.

Impatto della guerra nucleare sull’agricoltura globale

Lo studio approfondisce il contesto storico, ricordando la devastazione causata dalla bomba atomica sganciata su Hiroshima nel 1945. Mette in evidenza i pericoli immediati della guerra nucleare, come l’incenerimento e le radiazioni avvelenamento. Ancora più significativo, fa luce sulla minaccia a lungo termine di un inverno nucleare, in cui la luce solare viene oscurata, portando a una riduzione catastrofica della produzione agricola globale.
Ciò potrebbe provocare una carestia diffusa e miliardi di morti, rendendo di fondamentale importanza l’esplorazione di fonti alimentari alternative come le alghe.

Sfide e implicazioni

Sebbene le alghe emergano come una soluzione promettente, lo studio riconosce diverse sfide nella sua coltivazione su larga scala dopo il disastro. L’ostacolo principale è la rapida costruzione di allevamenti di alghe. La ricerca suggerisce la possibilità di utilizzare metodi agricoli a bassa tecnologia e di dare priorità alle regioni con il più alto potenziale di crescita. Tuttavia, si riconosce anche la necessità di ulteriori ricerche per esplorare la fattibilità di tali operazioni su larga scala e il loro impatto sull’ecologia marina.
Lo studio si conclude evidenziando la necessità di misure proattive per migliorare le capacità di coltivazione delle alghe marine, rafforzando così la sicurezza alimentare globale contro potenziali catastrofi future.

Note e approfondimenti

  1. Seaweed as a Resilient Food Solution After a Nuclear War – Jehn – 2024 – Earth’s Future (DOI: 10.1029/2023EF003710)
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