Scoperta prima nuova varietà di virus dell’HIV dal 2000

Modello in 3D del virus dell'HIV (credito: NIAID, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons)

Il primo nuovo sottotipo del virus HIV identificato dall’anno 2000 è stato scoperto da un gruppo di ricercatori che hanno pubblicato uno studio sul Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes.
È importante conoscere tutti i possibili ceppi di HIV, come lasciano intendere gli stessi ricercatori.

Il nuovo ceppo appena scoperto, denominato HIV-1 Gruppo M, sottotipo L, proviene da campioni raccolti negli anni 80 nella Repubblica Democratica del Congo. Tuttavia nel corso del tempo solo due campioni di questo ceppo sono stati analizzabili tramite il sequenziamento genetico. C’è infatti bisogno di un terzo campione affinché possa essere “ratificata” l’identificazione positiva di una nuova forma di un virus.
Il terzo campione è stato raccolto poi 2001 ma alla sua quantità era troppo piccola e gli scienziati non erano riusciti ad eseguire il sequenziamento completo del campione. Il terzo campione, così come gli altri due, sono stati dunque archiviati.

Oggi, grazie a nuove tecniche relative al sequenziamento del DNA, i ricercatori sono riusciti ad eseguire il sequenziamento: “Abbiamo letteralmente creato una tecnologia che agisce come una calamita per estrarre quell’ago nel pagliaio e mettere in sequenza solo il virus”, dichiara la ricercatrice Mary Rodgers, coinvolta nello studio.
Alla fine hanno identificato il sottotipo L, una variante del gruppo M del virus dell’HIV, il quale è a sua volta responsabile dell’AIDS.

Attualmente i ricercatori non sanno se questo nuovo sottotipo influenzi il corpo in maniera diversa rispetto agli altri ma credono che il suo comportamento sia più o meno lo stesso di quello degli altri ceppi del gruppo M.
In ogni caso si tratta di una scoperta importante, come lascia intendere Thomas Hope, ricercatore esperto di AIDS e professore di biologia cellulare e dello sviluppo alla Feinberg School of Medicine della Northwestern University: è importante comprendere tutti i ceppi possibili e tutte le possibili varianti nonché i relativi test che possono essere utilizzati per identificarli.
“Stiamo condividendo questo ceppo con la comunità scientifica in modo che altri possano lavorare sul ceppo e speriamo che possano far progredire cose come vaccini e trattamenti”, dichiara la Rodgers.

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