
Uno studio pubblicato su Pathogens[1] ha mostrato che l’uso di parassiti attenuati di Babesia crioconservati in una soluzione con il 20% di PVP-40 può proteggere efficacemente i bovini dalla babesiosi anche in condizioni reali.
Una nuova strategia contro la babesiosi
Babesia bovis e Babesia bigemina sono parassiti trasmessi da zecche responsabili di gravi forme di anemia e febbre nei bovini. I ricercatori hanno cercato di migliorare la crioconservazione di questi parassiti per produrre vaccini vivi attenuati più efficaci. Hanno testato varie concentrazioni di polivinilpirrolidone (PVP-40) come crioprotettore, scoprendo che il 20% è la dose ottimale per garantire la ripresa e la proliferazione dei parassiti in coltura dopo lo scongelamento.
Un vaccino testato sul campo
I bovini sono stati vaccinati con eritrociti infetti con B. bovis e B. bigemina crioconservati in PVP-40 e poi esposti in una zona ad alta presenza di zecche. Due dosaggi differenti (1 × 10⁸ e 1 × 10⁷ eritrociti infetti) sono stati somministrati a due gruppi separati. I risultati sono stati promettenti: i bovini vaccinati non hanno mostrato segni gravi della malattia, mentre il gruppo di controllo ha sviluppato febbre, anemia e ha richiesto trattamenti farmacologici.
Dati clinici incoraggianti
Nel gruppo vaccinato, la parassitemia è stata minima e di breve durata, la temperatura corporea è tornata rapidamente alla norma e l’ematocrito non ha subito cali drammatici. Al contrario, tutti gli animali non vaccinati hanno mostrato sintomi severi. Le analisi hanno confermato la presenza di Babesia nei soggetti esposti, ma la risposta immunitaria IgG nei vaccinati è risultata molto più forte, soprattutto in chi aveva ricevuto la dose maggiore.
Prospettive e limiti della ricerca
Lo studio dimostra il potenziale delle colture in vitro abbinate alla crioconservazione avanzata per produrre vaccini vivi efficaci e scalabili. Tuttavia, resta da chiarire quanto duri la protezione immunitaria a lungo termine e come si comporterebbero altri ceppi di Babesia. Nonostante ciò, questi risultati segnano un passo avanti verso la tutela della salute dei bovini e la sicurezza dell’intera filiera agroalimentare.


