Scoperte cellule intestinali nei topi che rallentano metabolismo e aumentano obesità, diabete e ipertensione

Immagini affiancate dell'intestino tenue che confrontano la presenza di cellule che regolano il metabolismo (credito: Servier Medical Art)

Un’interessante scoperta è stata fatta riguardo al ruolo di alcune specifiche cellule presenti negli intestini dei topi responsabili del rallentamento del metabolismo e dell’aumento di fattori negativi quali obesità, diabete, ipertensione e arteriosclerosi. Risultati del genere potrebbero avere impatti importanti per quanto riguarda la prevenzione e il trattamento di queste patologie, come sottolineato anche da Michelle Olive, responsabile delle scienze cardiovascolari presso il National Heart, Lung e Blood Institute (NHLBI), istituto che ha finanziato la ricerca i cui risultati sono apparsi su Nature.

Nello specifico, i ricercatori hanno scoperto che quando le cellule denominate linfociti T intraepiteliali (o IEL naturali) non sono presenti, il metabolismo dei topi va in “sovraccarico”. Come spiega Filip Swirski, altro ricercatore impegnato nello studio, “I topi diventano metabolicamente iperattivi e, anche quando consumano una dieta molto ricca di grassi e zuccheri, sono in grado di resistere a malattie metaboliche come obesità, ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e aterosclerosi”.

Quando queste cellule sono presenti, invece, esse limitano la disponibilità di un particolare tipo di ormone, l’incretina GLP-1, che aiuta ad accelerare il metabolismo. In effetti, evoluzionisticamente parlando, si tratta di una caratteristica che è risultata molto utile per non dire essenziale: per la maggior parte del periodo durante il quale l’uomo, così come lo conosciamo oggi, è esistito sulla Terra il cibo più che altro è scarseggiato. Risultava dunque utilissimo immagazzinare piuttosto che bruciare parte dell’energia inserita, caratteristica in base alla quale si poteva vivere più a lungo.

Oggi il cibo è però abbondante e sostanzialmente non c’è più bisogno di immagazzinare energia. Questo significa che questo meccanismo di risparmio energetico può ritorcersi contro di noi e portare ai risultati malsani che tutti conosciamo e che abbiamo descritto poc’anzi.
Ora ci sono alcune domande a cui gli stessi ricercatori devono rispondere. Innanzitutto devono verificare se le persone che sono caratterizzate da un basso numero di IEL naturali risultano più protette dalle malattie cardiovascolari.

In generale si deve ora capire meglio la funzione di queste cellule per quanto riguarda tutto il processo del metabolismo. Dunque per parlare già di trattamenti efficaci per quanto riguarda obesità, ipercolesterolemia, diabete e ipertensione al momento sembra ancora presto.

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