Scoperti 14 geni collegati all’aumento di peso

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Alcuni geni su uno più o meno prevalenti nei soggetti obesi rispetto a quelli non obesi e diversi di questi geni sono stati già scoperti dagli scienziati. Si tratta di scoperte importanti perché potrebbero portare alla creazione di nuovi farmaci per gestire il rischio dell’obesità.[1] Lo studio è stato pubblicato su PLoS Genetics.[2]

Scoperti 14 geni collegati all’aumento di peso

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università della Virginia tratta proprio questo argomento. I ricercatori hanno scoperto altri 14 geni collegati all’aumento di peso e tre geni che, una volta silenziati, sembrano prevenire l’aumento del peso. Eyleen O’Rourke, una ricercatrice della suddetta università che ha partecipato allo studio spiega che esistono diverse varianti genetiche che hanno probabilità più grandi di presentarsi negli individui che soffrono di obesità. Tuttavia, come spiega la ricercatrice, la “probabilità di presentarsi” non significa automaticamente causare la malattia. Proprio questa incertezza è una delle barriere più importanti che non permettono di sfruttare il potere della genomica per identificare quegli obiettivi che potrebbero essere importanti per trattare l’obesità.
Proprio per questo lei e i suoi collaboratori hanno “sviluppato una pipeline automatizzata per testare simultaneamente centinaia di geni per un ruolo causale nell’obesità”.[1]

Esperimenti sui nematodi Caenorhabditis elegans

I ricercatori hanno usato i vermi nematodi Caenorhabditis elegans che condividono con gli esseri umani il 70% dei geni. Anche questi piccoli vermiciattoli possono infatti diventare obesi quando vengono nutriti con quantità troppo grandi di zucchero. Hanno alimentato alcuni di questi vermi con una dieta ricca di fruttosio ed altri con una dieta regolare. I ricercatori hanno usato questi animali per analizzare l’eventuale collegamento con l’obesità di 293 geni.[1]

Le scoperte

Alla fine hanno scoperto 14 geni che promuovono l’obesità e tre che, quando silenziati, sembrano prevenire l’obesità indotta dalla dieta.
Inoltre hanno scoperto un’altra cosa interessante: inibendo proprio questi ultimi tre geni, ossia quelli che, una volta silenziati, impedivano ai vermi di diventare obesi se mangiavano troppo fruttosio, gli stessi vermi sembravano vivere più a lungo e potevano vantare migliori funzioni in euro-locomotorie oltre ad una minor accumulo di grasso nei depositi.
Hanno anche scoperto che bloccare l’attività di uno dei 14 geni appena scoperti in esperimenti nei topi si bloccava l’aumento di peso di questi ultimi, si migliorava la sensibilità all’insulina e si abbassavano livelli di zucchero nel sangue.[1]

Risultati incoraggianti

Secondo i ricercatori si tratta di risultati “incoraggianti” che fanno ben sperare riguardo la possibilità di questi stessi effetti possano essere prodotti anche sugli esseri umani. “La nostra combinazione di genomica umana con test di causalità in animali modello promette di produrre obiettivi anti-obesità con maggiori probabilità di successo negli studi clinici a causa della loro maggiore efficacia prevista e degli effetti collaterali ridotti”, spiega O’Rourke.[1]

Note e approfondimenti

  1. UVA Discovers Genes That Cause Obesity (IA)
  2. Genes in human obesity loci are causal obesity genes in C. elegans (IA) (DOI: 10.1371/journal.pgen.1009736)

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