
Un nuovo studio pubblicato nell’Australian Journal of Taxonomy[1] ha rivelato l’esistenza di ben 71 nuove specie di api native australiane appartenenti al gruppo delle api a vaso di resina, fino a oggi largamente sottovalutate dagli scienziati.
Api solitarie e architette di resina
Queste api, appartenenti al genere *Megachile (Austrochile)*, vivono in solitudine e costruiscono piccoli vasi di resina per proteggere la loro prole. I contenitori vengono appesi singolarmente ai rami o raggruppati sulla corteccia degli alberi. Prima di questo studio, si pensava esistessero solo sette specie di questo tipo. A queste si erano aggiunte altre 18 nel 1992, grazie al lavoro di dottorato di Judith King del Queensland Museum.
Un tesoro nascosto nelle collezioni
Le nuove specie sono state identificate grazie a numerose spedizioni sul campo e all’iniziativa Bush Blitz, un programma che promuove l’esplorazione della biodiversità in aree protette australiane. Grazie a questi sforzi, il gruppo guidato da Remko Leijs del South Australian Museum ha scoperto 23 specie in natura e altre 20 all’interno delle collezioni entomologiche. Questo conferma quanto le collezioni museali siano fondamentali per rivelare biodiversità ancora sconosciute.
Conservazione a rischio e conoscenza incompleta
Secondo Katja Hogendoorn, dell’Università di Adelaide, un terzo delle specie di api australiane non è ancora stato descritto dalla scienza. La scarsità di fondi per la tassonomia rende difficile valutare lo stato di conservazione delle api native. Si rischia di perdere specie prima ancora di averle scoperte. La ricerca ha portato il numero di specie di api a vaso di resina conosciute a 78, ma quasi la metà di esse è presente in una sola area geografica.
Il futuro della ricerca
James Dorey, dell’Università di Wollongong, sottolinea che per molte di queste nuove specie manca qualsiasi dato affidabile su distribuzione e dimensione delle popolazioni. Serve più ricerca per comprendere se e quali minacce stiano affrontando. Questo studio mostra chiaramente che anche in ambienti già studiati, come quelli australiani, esiste ancora una biodiversità da scoprire.


