Scoperti nanotubi negli occhi che regolano flussi di sangue nei capillari

I nanotubi scoperti dai ricercatori al microscopio (credito: Alarcon, Alarcon, Alarcon-baughman, Crchum et al, Doi: 10.1038/s41586-020-2589-x | Nature)

Un nuovo meccanismo di distribuzione del sangue negli occhi attraverso una particolare struttura a forma di tubo è stato individuato da un gruppo di ricerca del Centro di Ricerca Ospedaliero dell’Università di Montreal (CRCHUM).
Si tratta, come la definisce Adriana Di Polo, professoressa di neuroscienze, di una struttura di comunicazione cellulare. Questa struttura ha il compito di dirigere il percorso del sangue nella retina dell’occhio.
“Sapevamo già che le aree retiniche attivate ricevono più sangue di quelle non attivate”, spiega la ricercatrice, “ma fino ad ora nessuno ha capito come questo essenziale rilascio di sangue fosse regolato con precisione”.

La scoperta è stata fatta effettuando esperimenti sui topi. La ricercatrice, insieme ai colleghi, si è concentrata sui periciti, cellule che controllano la quantità del sangue che passa attraverso i capillari dell’occhio. Queste cellule possono letteralmente spremere e rilasciare un singolo capillare per regolare la quantità di sangue.
Analizzando i cambiamenti vascolari negli occhi dei topi, i ricercatori hanno scoperto che i periciti usano tubi molto piccoli, denominati nanotubi di tunneling inter-periciti, per comunicare con gli altri periciti, come spiega Luis Alarcon-Martinez, che ha aiutato Di Polo nelle analisi.

In sostanza gli stessi periciti possono parlare tra loro e quindi possono capire dove il sangue è necessario oppure non è più necessario. Quando questi piccoli “nanotubi” vengono danneggiati o non funzionano più efficientemente, ed è il caso di una situazione post ictus ischemico, c’è una mancanza di afflusso di sangue e si hanno danni ai neuroni e alla funzione dei tessuti, come spiega Deborah Villafranca-Baughman, altra autrice dello studio.
Con questa nuova scoperta si aprono le strade verso possibili nuove strategie terapeutiche indirizzate proprio a queste nanostrutture ma ulteriori studi dovranno essere eseguiti per comprendere di più il loro funzionamento.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook