Scoperti resti di bambino sepolto 78.000 anni fa in Kenya, i più vecchi del continente

Ricostruzione virtuale dei resti (credito: Jorge González/Elena Santos)

Una scoperta che potrebbe portare a nuove importanti informazioni per quanto riguarda l’origine e lo sviluppo delle pratiche mortuarie in Africa, un argomento per il quale le stesse informazioni sono sempre state scarse e a volte ambigue, è stata effettuata dagli archeologi dell’istituto Max Planck per la scienza della storia umana di Jena e del museo nazionale del Kenya di Nairobi.[1]
I ricercatori hanno infatti scoperto, nei pressi della grotta di Panga ya Saidi nel Kenya sudorientale,[3] i resti di un bambino sepolto 78.000 anni fa.

Si tratta di un ritrovamento che mostra che anche durante l’età della pietra gli uomini avevano già cominciato a praticare un minimo di riti mortuari seppellendo i propri cari.
Secondo Nicole Boivin, direttrice del dipartimento di archeologia dell’MPI ed una delle autrici dello studio, si tratta di un sito, quello di Panga ya Saidi, speciale ed unico nel suo genere in quanto offre registrazioni straordinarie di decine di migliaia di anni di storia culturale, tecnologica e simbolica umana.
I primi resti delle ossa del bambino sono stati scoperti già nel 2013 ma solo nel 2017 l’intera fossa è stata completamente esposta. La fossa si trovava 3 m sotto il suolo, era circolare e poco profonda e conteneva diverse ossa di bambino strettamente raggruppate.

I ricercatori hanno impiegato non poco tempo per prelevare questi delicatissimi resti e per analizzarli a dovere nonché per capirne il livello di importanza. I resti sono stati infatti portati prima al museo nazionale di Nairobi e poi nei laboratori del Centro Nazionale di Ricerca sull’Evoluzione Umana (CENIEH) di Burgos, in Spagna.
Ad indirizzare i ricercatori sono stati in particolare due denti che hanno confermato che si trattava, innanzitutto, di resti umani. I ricercatori, a seguito di analisi ancora più complesse, hanno poi scoperto che si trattava di un bambino con un’età compresa tra i 2,5 e i 3 anni, un bambino che gli stessi ricercatori hanno soprannominato Mtoto, un termine che in lingua swahili significa “bambino”.

Le analisi al microscopio hanno suggerito, inoltre, che il corpo deve essere stato immesso nella fossa e ricoperto col terreno subito dopo la morte e che, dunque, la decomposizione ha avuto luogo nella fossa stessa. Il corpo, inoltre, risultava disteso sul lato destro con le ginocchia avvicinate al petto, una posizione che sembra essere stata deliberatamente scelta da chi ha eseguito la sepoltura.
Forse, secondo ricercatori, era presente, sotto la testa, un supporto, probabilmente una sorta di cuscino, che però è deperito nel corso del tempo. I ricercatori hanno fatto questa ipotesi analizzando solo la posizione della testa nella fossa.

Si tratta dei resti di una sepoltura umana intenzionale più antichi tra quelli scoperti in Africa. Per quanto riguarda i ritrovamenti in Europa e in Asia sono stati effettuati ritrovamenti simili che risalgono anche a più di 120.000 anni fa, sia riguardanti bambini che adulti appartenenti sia agli Homo sapiens che ai Neandertal.

Note e approfondimenti

  1. Sydney archaeologist helps reveal oldest human burial in Africa – The University of Sydney (IA)
  2. Earliest known human burial in Africa | Nature (IA) (DOI: 10.1038/s41586-021-03457-8)
  3. Panga ya Saidi – Wikipedia in inglese (IA)

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