Scoperti sei nuovi esopianeti vicinissimi a loro stella con nuova tecnica

L'esopianeta Wasp-12b è così vicino alla sua stella che produce una scia di gas che va a "disturbare" la luce della stella

Tramite tre studi apparsi su Nature Astronomy, un team di astronomi annuncia la scoperta di sei esopianeti con un metodo nuovo. Questi pianeti sono così vicini alle loro stelle che stanno evaporando e questo fenomeno porta a sua volta alla creazione di un anello di detriti e gas.
Proprio l’individuazione di questo anello, che va poi ad interferire in maniera particolare con la luce della stessa stella, ha permesso ai ricercatori di individuare gli stessi pianeti e questo metodo potrebbe rivelarsi utile in futuro anche per individuare ulteriori esopianeti che si trovano in una fase simile.

L’idea è arrivata nel 2009 quando l’astronoma Carole Haswell, della Open University, Inghilterra, esaminò Wasp-12b, un esopianeta gassoso che orbitava molto vicino alla stella tanto che un anno durava solo 26 ore.
Questa stretta vicinanza portava gli strati esterni dell’atmosfera di questo pianeta a perdersi nello spazio e ad andare a formare una scia di gas che interferiva con la luce della stella stessa.

Fu allora che allo stesso gruppo di astronomi è balzata in testa l’idea di individuare detriti e scie come queste per scoprire gli esopianeti.
Proprio per questo la stessa Haswell, insieme ai colleghi, ha messo in piedi un nuovo progetto, denominato Dispersed Matter Planet Project, e ha controllato 2700 stelle simili al Sole scoprendo lo stesso effetto in relazione al disturbo della luce che emettevano.

Hanno poi utilizzato telescopi più potenti per capire con maggior dettaglio cosa accadeva intorno alle stelle che mostravano questo fenomeno ed hanno scoperto in particolare quattro esopianeti orbitanti intorno alla stella DMPP-1 e altri due, uno orbitante intorno alla stella DMPP-2 ed un altro intorno alla stella DMPP-3.

Tutti e sei i pianeti orbitano intorno alle loro stelle molto più vicini ad esse di quanto lo sia Mercurio al Sole. E tutti e sei sono stati scoperti con la suddetta tecnica (la conferma della loro esistenza è stata poi ottenuta con il metodo della velocità radiale che esamina le oscillazioni gravitazionali della stella indotte proprio dei pianeti).

D’altronde se non fosse stato Utilizzata questa particolare tecnica questi pianeti sarebbero stati probabilmente impercettibili (almeno con le tecniche di cui disponiamo ora) proprio perché troppo vicini alla loro stella.
La stessa Haswell, in merito a questa nuova tecnica per la scoperta di pianeti extrasolari, si rivela entusiasta, “un successo oltre i miei sogni più sfrenati”, come dichiara su Scientific American.

Tra l’altro anche lo stesso Venere forse ha attraversato una fase del genere nel suo passato. Diversi modelli dell’evoluzione di questo pianeta, infatti, suggeriscono che esso ha perso molta della sua acqua e della sua atmosfera in un lontano passato proprio a causa della vicinanza al Sole e questa dispersione di materiale ha forse prodotto una scia simile.

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