Scoperto buco nero mostruoso lontano 13 miliardi di anni luce

Rappresentazione artistica del quasar Poniua’ena (credito: International Gemini Observatory/NOIRLab/NSF/AURA/P. Marenfeld)

È il secondo quasar più lontano mai ritrovato quello individuato da un gruppo di ricerca che ha usato gli osservatori alle Hawaii per scoprire Poniua’ena (nome che in lingua hawaiiana significa “fonte di creazione rotante invisibile, circondata da splendore”), alter ego della denominazione più scientifica J1007+2115.
Questo quasar mostra uno spostamento verso il rosso maggiore di 7,5 e quindi è probabilmente provocato da un buco nero supermassiccio grande il doppio di un altro quasar già conosciuto e appartenente alla stessa epoca.

Nello studio, pubblicato su Astrophysical Journal Letters, viene spiegato che la luce di questo quasar ha viaggiato per più di 13 miliardi di anni per raggiungerci. Questo vuol dire che esisteva quando l’universo aveva solo 700 milioni di anni.
Il nuovo quasar viene alimentato da un buco nero supermassiccio che dovrebbe essere 1,5 miliardi di volte più massiccio del Sole e rappresenta l’oggetto più distante mai individuato che vede la presenza di un buco nero che supera un miliardo di masse solari.

Si tratta dell’ennesima scoperta che complica ancora di più i tentativi di comprendere come si siano formati gli enormi buchi neri supermassicci nell’universo primordiale e come siano riusciti a crescere così tanto in un tempo relativamente breve.
Secondo i calcoli e ciò che sappiamo oggi dei buchi neri, un buco nero come questo, per essere di queste dimensioni e appartenere a quest’epoca così primordiale, dovrebbe infatti essere caratterizzato da una massa di 10.000 masse solari già 100 milioni di anni dopo il big bang.

Buchi neri come questi, infatti, non possono formarsi dal crollo gravitazionale di una sola stella ma “ingrassano” nel corso del tempo succhiando il materiale che hanno intorno. Tuttavia in questo caso 100 milioni di anni sembrano pochi per far sì che un buco nero acquisisca una massa di di 10.000 masse solari.

Tuttavia la sua scoperta permette di acquisire importanti informazioni riguardo un’epoca primordiale dell’universo, definita epoca della reionizzazione, molto importante per lo sviluppo di tutto ciò che oggi vediamo.
“Poniua’ena si comporta come un faro cosmico. Mentre la sua luce percorre il lungo viaggio verso la Terra, il suo spettro è alterato dal gas diffuso nel mezzo intergalattico che ci ha permesso di individuare quando si è verificata l’epoca della reionizzazione”, spiega Joseph Hennawi, professore del Dipartimento di Fisica dell’Università della California, Santa Barbara, e uno degli autori dello studio.

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