Scoperto circuito cerebrale utilizzabile come biomarcatore dell’Alzheimer

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.jpsychires.2020.01.018)

Un circulo cerebrale che potrebbe essere utilizzato per capire il rischio di sviluppare l’Alzheimer è stato individuato dal gruppo di ricercatori degli istituti IDIBELL e CIBERSAM.
Nello specifico gli scienziati hanno scoperto come alcuni cambiamenti in relazione alla connettività di due particolari regioni del cervello potrebbero rappresentare un biomarcatore potenziale per l’Alzheimer a esordio tardivo (Late-onset Alzheimer’s disease, LOAD).

Quest’ultimo è una forma di Alzheimer che si presenta di solito che 65 anni ed è una delle forme più comuni dell’Alzheimer stesso, rappresentando più del 90% dei casi.
Si ritiene che i primi cambiamenti associati a questa malattia possono apparire anni prima nel cervello rispetto ai sintomi. Tuttavia dato che non esistono biomarcatori chiari per quanto riguarda il rischio, applicare strategie preventive risulta sempre molto difficile.

Nel nuovo studio, pubblicato sul Journal of Psychiatric Research, i ricercatori hanno dimostrato che una connessione neuronale non sufficiente o scarsa esistente tra il tronco encefalico e il cervelletto può essere un biomarcatore predittivo del rischio di Alzheimer.
I ricercatori hanno eseguito test di neuroimaging funzionale su un gruppo di pazienti, con un’età media di cinquant’anni, discendenti dei pazienti con LOAD.

I ricercatori scoprivano che la cattiva memoria era associata cond una debolezza relativa al circuito cerebrale che collega la regione del tronco encefalico al cervelletto, un’area nota anche come Locus Coeruleus, tra l’altro correlata anche all’equilibrio ad altri comportamenti motori oltre che alla memoria a lungo termine.

Questa scoperta apre le porte se non a nuove terapie o a nuovi farmaci comunque a nuovi studi che potrebbero determinare con maggiore precisione il collegamento stesso anche per capire come abitudini più sane di vita possono modulare cambiare l’attività di questo circuito cerebrale, come spiega Carles Soriano-Mas, l’autore corrispondente dello studio.

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