Scoperto collegamento tra anatomia della corteccia visiva e qualità della vista

Credito: Yuriy Lukin, Shutterstock, ID: 1048216672

È possibile prevedere quanto un essere umano può vedere bene analizzando una struttura unica presente nella corteccia visiva primaria del cervello. Lo spiega Marc Himmelberg, un ricercatore del Center for Neural Science and Department of Psychology della New York University, che ha realizzato, insieme a due colleghi, Jonathan Winawer e Marisa Carrasco, un nuovo studio apparso su Nature Communications.[2]

Corteccia visiva primaria

Lo studio, che spiega il nuovo collegamento tra la struttura cerebrale e la vista, suggerisce che le dimensioni della corteccia visiva primaria nonché la quantità del tessuto del cervello dedicato all’elaborazione delle informazioni visive possono essere usati come fattori predittori della capacità visiva.
“Mostrando che la variazione individuale nella struttura del cervello visivo umano è legata alla variazione nel funzionamento visivo, possiamo capire meglio cosa sta alla base delle differenze nel modo in cui le persone percepiscono e interagiscono con il loro ambiente visivo”, spiega Himmelberg.[1]

L’impronta “digitale” del cervello

I dossi e le varie scanalature presenti sulla superficie del cervello sono infatti unici e possono essere considerati come “impronte digitali”. In realtà questa unicità e le varie caratteristiche che la compongono non sono ancora del tutto comprese.
In questo nuovo studio i ricercatori hanno analizzato la corteccia visiva primaria, un’area del cervello che crea una mappa dell’immagine proiettata dalla retina dell’occhio. Tuttavia la mappa risulta essere distorta: alcune zone di essa sono ingrandite rispetto ad altre.

Mappa visiva creato dal cervello è distorta

Secondo Jonathan Winawer, un altro autore dello studio, bisogna pensare a questa mappa creato dal cervello come a quella della metropolitana di New York: la mappa di diversi punti è molto precisa ma ci sono alcune regioni “allargate”, regioni che possono essere di interesse maggiore. Anche la corteccia visiva primaria ingrandisce un’area dell’immagine, quella del centro, dove i nostri occhi si fissano, rispetto alle aree più periferiche. Ciò si spiega con il fatto che qui sale del cervello a un quantitativo di tessuto maggiore dedicato al centro del campo visivo.

Analisi su esseri umani

I ricercatori hanno analizzato quest’area del cervello di diversi esseri umani. Hanno anche usato i dati raccolti durante dei test progettati per capire la qualità e le caratteristiche della loro visione. I risultati suggerivano che c’erano delle differenze nell’area della superficie di quest’area del cervello. Queste differenze possono essere usate per capire varie caratteristiche relative alla capacità visiva come la sensibilità al contrasto.
Come spiega Marisa Carrasco, altra ricercatrice impegnata nello studio, più grande è la superficie della corteccia visiva primaria dedicata alla codifica di una particolare posizione visiva, migliore sembra essere il livello visivo di quella posizione: “I nostri risultati mostrano che le differenze nella percezione visiva sono indissolubilmente legate alle differenze nella struttura della corteccia visiva primaria nel cervello”, spiega la ricercatrice.[1]

Note e approfondimenti

  1. Neuroscientists find new factors behind better vision | EurekAlert!
  2. Linking individual differences in human primary visual cortex to contrast sensitivity around the visual field | Nature Communications (DOI: 0.1038/s41467-022-31041-9)

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