Scoperto composto nel basilico che protegge dall’Alzheimer

Credito: kkolosov, Pixabay, 1248955

Un composto presente anche nella pianta del basilico, denominato “fenchol”, potrebbe rivelarsi utile per contrastare l’Alzheimer e dunque proteggere il cervello da questa patologia secondo uno studio preclinico realizzato da scienziati della University of South Florida Health (USF Health).[1] Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience. [2]
Quello che hanno scoperto i ricercatori riguarda anche il microbioma intestinale, l’insieme di tutti i microbi (perlopiù batteri) che vivono nei nostri intestini.[1]

Benefici degli acidi grassi a catena corta (SCFA)

È relativamente recente la scoperta relativa ad alcuni benefici degli acidi grassi a catena corta (SCFA), dei metaboliti che vengono prodotti dai batteri nell’intestino. Tra questi benefici ce ne sono alcuni collegate alla salute del cervello. I ricercatori hanno infatti scoperto che un livello ridotto di SCFA negli anziani può essere collegato a allievi deterioramenti cognitivi e all’Alzheimer.
Gli SCFA, infatti, possono viaggiare dall’intestino, tramite il sangue, fino al cervello e qui possono legarsi al recettore 2 degli acidi grassi liberi (FFAR2), molecola di segnalazione dei neuroni, per attivarlo.[1]

La scoperta del nuovo studio

Lo studio realizzato da ricercatori scopre che “la stimolazione del meccanismo di rilevamento FFAR2 da parte di questi metaboliti microbici (SCFA) può essere utile nel proteggere le cellule cerebrali dall’accumulo tossico della proteina beta-amiloide (Aβ) associata all’Alzheimer”, come spiega Hariom Yadav, un professore di neurochirurgia della USF Health, uno degli autori dello studio. [1]

La scoperta degli effetti del fenchol

I ricercatori hanno quindi eseguito un’analisi di più di 144.000 composti naturali restringendo il campo di interessi a 15 candidati. Il più potente tra quelli che potevano imitare il beneficio degli SCFA nell’attivazione della segnalazione FFAR2, è risultato il fenchol.[1]
Il fenchol è un composto vegetale tra l’altro presente anche nel basilico (fornisce alle foglie di questa pianta il caratteristico profumo aromatico). [3] Nel corso delle analisi effettuate dai ricercatori, il fenchol era il composto migliore nel legarsi al sito attivo del FFAR e nello stimolarne la segnalazione. [1]

Esperimenti su nematodi e topi

I ricercatori hanno poi fatto esperimenti su cellule neuronali umane in colture, sui nematodi Caenorhabditis elegans e sui topi con Alzheimer accorgendosi che proprio il fenchol che riduce maniera significativa gli accumuli di beta amiloide e la morte delle cellule nel cervello stimolando proprio il percorso di segnalazione FFAR2. Questo composto sembra ridurre il numero di cellule neuronali senescenti, una sorta di cellula “zombie” presenti in quantità maggiori nei cervelli di chi soffre di Alzheimer.[1]

Ulteriori ricerche per capire eventuali effetti simili su umani

“Il fenchol in realtà influenza i due meccanismi correlati di senescenza e proteolisi”, spiega Yadav. “Riduce la formazione di cellule neuronali zombie semimorte e aumenta anche la degradazione di Aβ (non funzionante), in modo che la proteina amiloide venga eliminata dal cervello molto più velocemente”.
Ci sarà comunque bisogno di ulteriori ricerche per capire se gli stessi effetti di questa sostanza di natura vegetale possano essere riprodotti anche negli esseri umani.[1]

Note e approfondimenti

  1. Natural compound in basil may protect against Alzheimer’s disease pathology – USF Health NewsUSF Health News (IA)
  2. Frontiers | Activation of Microbiota Sensing – Free Fatty Acid Receptor 2 Signaling Ameliorates Amyloid-β Induced Neurotoxicity by Modulating Proteolysis-Senescence Axis | Frontiers in Aging Neuroscience (IA) (DOI: 10.3389/fnagi.2021.735933)
  3. Fenchol – Wikipedia in inglese (IA)

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