Scoperto il gene della “magrezza” che non fa aumentare di peso

Abstract grafico dello studio (credito: DOI: 10.1016/j.cell.2020.04.034 , Cell)

Un team di scienziati crede di avere individuato un gene in parte responsabile di quella particolare caratteristica, che coinvolge una piccola percentuale della popolazione, in base alla quale l’individuo può praticamente mangiare quello che vuole e risultare metabolicamente sano e quindi sempre relativamente magro: “Mangiano molto, non fanno squat tutto il tempo, ma semplicemente non ingrassano”, spiega Josef Penninger, direttore del Life Sciences Institute nonché professore del Dipartimento di genetica dell’Università della British Columbia.

I ricercatori hanno individuato il gene ALK (linfoma chinasi anaplastico), una sorta di variante che provoca una “resistenza” all’aumento di peso, indipendentemente dalla dieta portata avanti dal soggetto.
Questo gene è situato nell’ipotalamo, una delle più importanti aree del cervello che regola, tra l’altro, anche l’appetito.

Lo stesso gene produce a sua volta una proteina omonima che è alla base della crescita cellulare.
Per scoprire il gene i ricercatori hanno analizzato il DNA di più di 47.000 persone con un’età compresa tra i 20 e i 44 anni, dati contenuti in una biobanca estone.

Analizzando approfonditamente il database ed etichettando le persone tra magre, obese e facenti parte del gruppo di controllo, i ricercatori scoprivano delle varianti del gene ALK chiaramente collegate ad una suscettibilità più bassa all’aumento di peso nelle persone magre.
Eseguendo poi esperimenti sulle drosofile e sui topi ed eliminando questo gene negli animali, questi ultimi mostravano una resistenza più marcata all’insorgere dell’obesità.
Il gene sembra controllare il dispendio energetico nei neuroni ipotalamici attraverso un controllo sinaptico della lipolisi del tessuto adiposo, come riferito nell’abstract dello studio.

Si tratta di una scoperta importante che diverrebbe ancora più importante nel caso si trovasse un metodo per “spegnere” questo gene o comunque ridurne le funzioni negli esseri umani in un contesto di relativa sicurezza e senza particolari effetti collaterali.
In questo caso si potrebbero forse aiutare gli individui più soggetti ad ingrassare a contrastare l’obesità ma ulteriori ricerche saranno necessarie. Intanto lo studio è stato pubblicato su Cell.

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