Scoperto “interruttore” che aiuta a cancro al seno a diffondersi

Un “interruttore” genetico è stato trovato nelle cellule del cancro al seno da parte di un gruppo di ricercatori dell’Imperial College e dell’Institute of Cancer Research di Londra. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications.
Questo “interruttore” sarebbe uno dei fattori responsabili per la produzione e la propagazione nel corpo del cancro al seno potenziando una sorta di impalcatura interna. Quest’ultima è basata su una proteina denominata Keratin-80, una proteina tra l’altro correlata a quella che aiuta a mantenere i capelli forti.

Questa struttura, definita dai ricercatori una sorta di “impalcatura” (scaffolding), rende le cellule tumorali più forti e più rigide, cosa che aiuta le stesse cellule a raggrupparsi e a viaggiare nel flusso sanguigno verso le altre parti del corpo.
Questo stesso interruttore sarebbe poi coinvolto nella produzione e nel sostentamento di quelle cellule responsabili del cancro al seno che diventano resistenti ai farmaci, nello specifico agli inibitori dell’aromatasi.

Questa scoperta potrebbe rivelarsi utile perché, se questi risultati venissero confermati con studi più ampi, potrebbe essere possibile prendere mira questo interruttore con diversi farmaci e si potrebbe invertire questo processo di resistenza rendendo meno probabile la stessa diffusione e il ritorno del cancro a seguito per esempio di interventi chirurgici, come specifica Luca Magnani, autore principale dello studio e ricercatore dell’Imperial: “Sebbene la diffusione del cancro intorno al corpo colpisca molti pazienti, gli scienziati sono ancora incerti sui processi molecolari che guidano il movimento delle cellule. Questa ricerca getta luce su questo processo, e suggerisce anche che è controllato dallo stesso interruttore della resistenza ai farmaci. Questi risultati devono essere replicati in studi più grandi, ma potrebbero potenzialmente fornire un modo per fermare sia la resistenza ai farmaci che la diffusione del cancro”.

L’articolo di presentazione completo dello studio è disponibile sul sito dell’Imperial College mentre lo studio completo su Nature.

Fonti e approfondimenti

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