
Uno studio pubblicato su Atmosphere[1] ha analizzato 20 blocchi edilizi reali della città di Hefei, in Cina, per capire come la variazione dell’altezza degli edifici influisca sulla ventilazione urbana e sulla dispersione degli inquinanti.
Più alti non è sempre meglio
Secondo i ricercatori, le aree con edifici bassi favoriscono la circolazione dell’aria, riducendo l’accumulo di sostanze nocive. Invece, nei quartieri con palazzi mediamente alti, l’aria tende a ristagnare e gli inquinanti si accumulano più facilmente. Curiosamente, nelle zone con grattacieli molto alti, si osservano effetti turbolenti che, pur limitando la ventilazione a livello del suolo, possono migliorare il mescolamento verticale e agevolare il ricambio d’aria in quota.
Il valore ideale dell’irregolarità
Un aspetto chiave emerso dalla simulazione è che una differenza standard di altezza tra 35 e 40 metri rappresenta l’intervallo ottimale per favorire la ventilazione verticale nei quartieri densamente costruiti. Valori più bassi o più alti peggiorano l’efficienza del flusso d’aria. Inoltre, in presenza di una densità edilizia elevata, l’effetto positivo di queste variazioni altimetriche si annulla quasi completamente.
Occhio anche a cosa c’è a valle
Non solo il blocco stesso è importante: anche gli edifici a valle, cioè sottovento, risentono fortemente della configurazione degli isolati a monte. Se il primo blocco è troppo alto o compatto, il flusso d’aria verso l’interno delle città viene frenato, e nelle aree sottovento si concentrano gli inquinanti.
Linee guida per città respirabili
Gli autori consigliano di progettare quartieri evitando densità eccessive e adottando altezze variabili in modo intelligente. Corridoi d’aria allineati con i venti dominanti e spazi aperti ben distribuiti possono contribuire a rendere le città più salubri e vivibili, soprattutto in contesti ad alta densità urbana come quelli cinesi.


