Scoperto materiale solido più antico sulla Terra: grani di meteorite vecchi 7 miliardi di anni

Immagini al microscopio elettronico di due grani prescolari del meteorite di Murchison prima e dopo il trattamento di frantumazione (credito: Doi: 10.1073/pnas.1904573117 | PNAS)

I ricercatori hanno analizzato un pezzo di meteorite caduto in Australia cinquant’anni fa e sono giunti alla conclusione che parte dell’oggetto che ha originato il meteorite si è formata in un periodo compreso tra 5 e 7 miliardi di anni.

Questa datazione fa di questo oggetto il materiale solido più antico mai trovato sulla Terra oltre che uno degli studi più interessanti a cui ha lavorato Philipp Heck, ricercatore del Field Museum e professore dell’Università di Chicago nonché autore di uno studio apparso su PNAS.

I ricercatori hanno nello specifico analizzato delle particelle di materiale contenute all’interno del meteorite di Murchison denominate ” grani presolari”. Alcune di queste particelle sembrano essersi formate ancor prima della nascita del Sole. Si tratta di “vera polvere di stelle”, come spiega lo stesso Heck, dato che sono particelle espulse dalle stesse stelle dopo la loro morte ed intrappolate poi per miliardi di anni in altri corpi spaziali, come può essere una cometa.

Essendo piccoli e molto rari sono anche molto difficili da trovare. Sono talmente rari che sono stati trovati solo nel 5% dei meteoriti caduti sulla Terra e sono così piccoli che 100 unità di grani presolari potrebbero coprire lo spazio coperto dal punto alla fine di questa frase.

Il meteorite di Murchison è caduto nei pressi di Murchison, in Australia, Nel 1969. I ricercatori hanno innanzitutto isolato i grani presalari dal meteorite e poi hanno dato il via al processo di datazione basato sugli isotopi prodotti dai raggi cosmici sugli stessi grani scoprendo che alcuni di essi si riferiscono ad un periodo di 7 miliardi di anni fa durante il quale sembra esserci stato un boom per quanto riguarda la formazione stellare nella via Lattea.

Si tratta di una notizia che contrasta con la teoria secondo cui il tasso di formazione stellare della nostra galassia sia stato nel corso del tempo relativamente costante. E proprio questo è uno dei risultati chiave dello studio, come spiega lo stesso Heck.

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