Scoperto nuovo batterio del suolo che degrada composti organici anche del carbonio

Un team di ricercatori ha scoperto una nuova specie di batteri del suolo che risulta particolarmente abile nello scomporre la materia organica, tra cui le sostanze chimiche rilasciate da gas, carbone, petrolio e molti rifiuti quando vengono bruciati.
La scoperta è stata effettuata dal professore di ecologia microbica Dan Buckley, della Cornell University, che insieme a vari colleghi del Lycoming College ha pubblicato un nuovo studio sull’International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology.

Il nuovo batterio, denominato dai ricercatori Paraburkholderia madseniana, è stato isolato da suolo forestale e prende il nome da Gene Madsen, un professore di microbiologia che aveva partecipato alla ricerca senza poterla concludere dato che è morto nel 2017.
Il genere a cui appartiene il nuovo batterio, il Paraburkholderia, è relativo a batteri che sono già noti per la loro capacità di degradare composti organici.

Proprio per questo questi batteri si rivelano interessanti perché possono degradare anche gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), particolarità che è stata poi oggetto anche della ricerca di Buckley e colleghi.
Questi batteri, dunque, potrebbero essere usati per la biodegradazione del ciclo del carbonio, un ciclo scombussolato negli ultimi decenni proprio a causa delle emissioni umane di carbonio.

“I suoli, ogni anno, trattano circa sette volte più carbonio di tutte le emissioni umane di automobili, centrali elettriche e impianti di riscaldamento, in tutto il mondo, proprio nel loro lavoro naturale di decomposizione del materiale vegetale. Poiché la quantità di carbonio che attraversa il suolo è così grande, piccoli cambiamenti nel modo in cui gestiamo il suolo potrebbero avere un grande impatto sui cambiamenti climatici”, spiega Buckley che vuole comprendere appieno, insieme a suo team, come questo batterio abbatte il carbonio nel suolo, cosa che potrebbe risultare importante per la sostenibilità dello stesso suolo e in generale per il futuro del clima del mondo.

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