Scoperto nuovo tipo di stella pulsante

Un gruppo di scienziati dell’Università della California a Santa Barbara dichiara di aver scoperto un nuovo tipo di stella pulsante. Questa nuova classe di stelle sembra variare la luminosità ogni cinque minuti.
Nello studio, pubblicato sull’Astrophysical Journal Letters, i ricercatori, guidati da Thomas Kupfer, spiegano i risultati delle loro analisi.

Nel comunicato stampa sul sito dell’Università è lo stesso Kupfer, ricercatore presso il Kavli Institute for Theoretical Physics (KITP) della stessa facoltà, a spiegare la scoperta.
Innanzitutto riferisce che le stelle pulsanti, o anche stelle variabili, sono molte e in effetti anche il nostro Sole, anche su una scala molto piccola, esegue delle pulsazioni.
Intorno ad una variazione della luminosità di circa il 10% si comincia però a parlare di stelle pulsanti e quelle che vedono i maggiori cambiamenti dell’Università sono definite pulsatori radiali che sembrano “inspirare e respirare” cambiando di dimensione.

Proprio studiando in maniera dettagliata queste mutazioni, è possibile conoscere molte informazioni riguardo a queste stelle.
Ed è proprio quello che hanno fatto Kupfer che si sono messi alla ricerca di stelle binarie con periodi di pulsazioni della durata di meno di un’ora. Hanno trovato quattro stelle pulsanti in cui si verificano grandi cambiamenti nella luminosità nel giro di pochi minuti e non si trattava di sistemi binari.

Verificando i dati, hanno compreso che si trattava di nuovo tipo di stelle pulsanti che hanno subnane calde pulsanti.
Le subnane calde sono stelle che hanno “completato la fusione di tutto l’idrogeno nel loro nucleo in elio” e ciò spiega “perché sono così piccole e possono oscillare così rapidamente”, come dichiara Lars Bildsten, direttore del KITP ed altro autore dello studio.

Sono molto calde, molto più calde del Sole, benché abbiano una massa compresa tra il 20 e il 50% di quella dello stesso Sole.
Le subnane calde pulsanti non erano state mai predette teoricamente ma, una volta analizzate, si sono adattate senza problemi ai principali modelli di evoluzione stellare.

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