Scoperto pianeta “mancato” da TESS, lontano 620 anni luce

Ci sono tanti “mondi perduti” lì fuori. Parliamo di esopianeti che molto probabilmente esistono ma che non vengono annunciati in quanto tali perché il metodo che si utilizza per individuare un pianeta extrasolare ha bisogno di più conferme.
Si parla del metodo del transito che vede il pianeta passare davanti alla sua stella e limitarne per poco tempo il livello di luminosità dal nostro punto di vista. C’è bisogno di un secondo “transito” per far sì che gli astronomi si assicurino dell’esistenza di un pianeta.

È il caso del telescopio TESS della NASA: questo telescopio spaziale scansiona la luce di tantissime stelle ma si sofferma su una sezione del cielo solo per 27 giorni.
Questo significa che molti di quegli pianeti con un periodo orbitale più lungo transitano una sola volta e vengono intercettati una sola volta da TESS. Senza una seconda conferma, ossia un secondo transito, ci si trova di fronte dunque a dei pianeti “perduti”. E parliamo di migliaia di probabili esopianeti che non è possibile confermare.

In un nuovo studio, pubblicato sull’Astrophysical Journal Letters, un team di ricercatori dell’Università di Warwick si sofferma proprio su uno di questi pianeti “mancati” e, usando i dati del Next-Generation Transit Survey (NGTS), un progetto di ricerca che si serve di telescopi robotizzati per cercare gli esopianeti, conferma l’esistenza di un pianeta che precedentemente era considerato come “perduto” perché il suo transito davanti alla sua stella era stato individuato una sola volta da TESS.

È il pianeta NGTS-11b, con dimensione e massa equivalenti a quelle di Saturno, che orbita ogni 35 giorni intorno ad una stella lontana 620 anni luce da noi.
NGTS-11b si trova molto vicino alla sua stella, cinque volte più vicino rispetto a quanto lo sia la Terra nei confronti del Sole.
I ricercatori, come spiega Samuel Gill del Dipartimento di Fisica, hanno intercettato quella secondo transito mancato da TESS confermando l’esistenza del pianeta. Quest’ultimo ha una temperatura superficiale di 160° centigradi, ancora troppo caldo per supportare la vita, ed è vicino alla zona “abitabile”.

Questo studio e la relativa scoperta confermano che gli esopianeti sono innumerevoli e sono molti di più di quanto possano essere effettivamente annunciati dagli stessi astronomi.
“Esistono centinaia di singoli transiti rilevati da TESS che monitoreremo con questo metodo. Questo ci permetterà di scoprire esopianeti più freddi di tutte le dimensioni, compresi i pianeti più simili a quelli del nostro sistema solare. Alcuni di questi saranno piccoli pianeti rocciosi nella zona riccioli d’oro abbastanza freschi da ospitare gli oceani di acqua liquida e la vita potenzialmente extraterrestre”, spiega Gill.

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