Scoperto selenio nel latte materno che favorisce sviluppo neurologico del bambino

Una sostanza denominata selenoproteina P è stata scoperta all’interno del latte materno. Questa sostanza interviene nella produzione degli ormoni, nel sistema immunitario e nel trasporto del selenio al cervello favorendo, tra le altre cose, lo sviluppo neurologico del bambino.
Un deficit di questa sostanza è stato collegato da ricercatori a vari disturbi neurologici, tra cui il Parkinson o l’Alzheimer. La carenza di questa sostanza nel corso della gravidanza, inoltre, è collegabile al diabete gestionale, all’aborto spontaneo, al parto prematuro e alla bassa crescita del neonato.
A fare la scoperta è stato un team di ricercatori dell’Università di Huelva che hanno collaborato con altri colleghi dell’Hospital de Riotinto pubblicando uno studio su Food Chemistry .

La selenoproteina P viene prodotta nel fegato e far da trasportatrice di selenio tramite il plasma in direzione di altri tessuti.
“La scoperta nel latte del selenio sotto forma di selenoproteina P apre diverse possibilità di ricerca sull’influenza dell’allattamento al seno sullo sviluppo neurologico del bambino, poiché la sua azione è stata descritta in malattie come l’Alzheimer”, spiega Tamara García Barrera, l’autrice principale dello studio.
Già in passato alcuni studi avevano mostrato che la selenoproteina P passa attraverso il cordone ombelicale e il liquido amniotico ma ancora non era stata accertata la sua presenza nel latte materno.

Oltre alla selenoproteina P (31%), nel latte materno i ricercatori hanno trovato il glutatione perossidasi (37%), un antiossidante cellulare, la selenocistamina (18%) e altri derivati del selenio (14%).
La ricerca potrà rivelarsi utile per sviluppare nuove tipologie di latte artificiale più efficiente e più funzionale, probabilmente più ricco di selenio qualora si scoprisse che il bambino digerisca senza problemi queste tipologie di nutrienti in maggiore quantità.
Il selenio è importante per contrastare la formazione dei radicali liberi, i quali possono portare a danni alle cellule. La selenoproteina P, infatti, oltre a favorire trasporto del selenio al fegato affinché venga correttamente sintetizzato, ha anche delle capacità antiossidanti extracellulari per inibire l’attività degli stessi radicali liberi.

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