Scoperto un punto debole nei tardigradi

Tardigrado (credito: Frank Fox, CC BY-SA 3.0 DE via Wikimedia Commons)

Anche i tardigradi sembrano avere un punto debole secondo un nuovo studio apparso su Scientific Reports e realizzato da ricercatori dell’Università di Copenaghen.
I tardigradi sono microrganismi conosciuti per essere una delle specie viventi più resistenti in assoluto.

Ciò è dovuto anche ad una caratteristica che li fa entrare in una sorta di “animazione sospesa” durante la quale il corpo si essicca. Proprio durante questa fase è possibile inserirli praticamente a qualsiasi ambiente presente sulla Terra, da quelli con nessuno ossigeno a quelli con temperature ghiacciate, o anche a quelli dello spazio, con il suo vuoto e le radiazioni cosmiche, senza che questi animali subiscono danni.

Esistono attualmente 1300 specie conosciute e la maggior parte di esse è lunga tra 0,3 e 0,5 mm. Possono essere trovati in ogni ambiente, da quelli umidi a quelli di acqua dolce, dall’equatore ai poli. Il nuovo studio si è concentrato su una specie di tardigrado, la Ramazzottius varieornatus, che sembra avere una debolezza.
Dopo aver prelevato vari campioni di questa specie da un sito in Danimarca, il biologo Ricardo Neves dell’Università di Copenaghen ha esposto questa specie all’alta temperatura accorgendosi che, soprattutto per quei tardigradi che non avevano avuto il tempo di acclimatarsi al cambiamento di temperatura, c’era un tasso di mortalità del 50% dopo solo 24 ore e ad una temperatura di soli 37,1 °C.

La mortalità veniva ridotta se si dava ai tardigradi un breve periodo di acclimatazione di un paio di ore a 30° e di un altro paio di ore 35°. Questo per i tardigradi non in “letargo”: quelli in fase di “essiccazione” mostravano un tasso di resistenza maggiore e la mortalità del 50% veniva raggiunta dopo 24 ore ad una temperatura di 63,1°.
All’aumentare ulteriore della temperatura, i microrganismi cominciavano poi a morire sempre più rapidamente.

Secondo lo stesso Neves questa ricerca mostra che i tardigradi in fase attiva sono vulnerabili alle alte temperature mentre quelli in fase “essiccata” risultano più coriacei potendo resistere a temperature molto più elevate, quasi il doppio, ma non a quei livelli di temperature teorizzate da altri studi precedenti secondo i quali tardigradi possono tollerare temperature fino a 151° centigradi.
In ogni caso molto dipende anche dal periodo di acclimatazione di cui questi animali sembrano avere altamente bisogno quando si parla di temperature.

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