Sensore nel corpo grande quanto chicco di riso inoltra dati anche a smartphone

I sensori impiantabile nel corpo (credito: Profusa Inc.)

Un nuovo sensore, delle dimensioni di un chicco di riso, è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori. Il sensore, presentato alla riunione della American Chemical Society (ACS), è impiantabile nel corpo umano e, può erogare vari dati relativi alla salute della persona che possono essere utili, per esempio, anche per capire quale tipo di esercizio può essere più efficace a livello fisiologico.
Il primo dispositivo è stato commercializzato in Europa e gli stessi scienziati dietro al progetto sperano di ottenere i permessi anche per la commercializzazione negli Stati Uniti.

Come afferma Natalie A. Wisniewski, scienziata che ha contribuito al progetto, i sensori impiantabili nel corpo umano spesso provocano un’risposta di rigetto in quanto il corpo stesso riconosce questi oggetti come estranei. La risposta di rigetto fa sì che il sensore venga rivestito da cellule infiammatorie o tessuto cicatriziale. Ciò porta alla malfunzionamento del sensore stesso.
Questo nuovo sensore, oltre ad essere più piccolo del normale (vanta le dimensioni di un chicco di riso) è caratterizzato da superfici curve e da nessun angolo, spigolo o parte piatta. Ciò si rivela una manna dal cielo in quanto le cellule non lo riconoscono più come corpo estraneo.

Il piccolo sensore, fatto di idrogel, vanta speciali molecole di colorante che possono determinare vari valori all’interno del corpo, come ad esempio Le quantità di ossigeno, biossido di carbonio, glucosio, eccetera. Un rilevatore può essere applicato poi sulla pelle come se fosse un cerotto. Questo rilevatore viene attivato dalle molecole del sensore che provocano una luce fluorescente (non visibile agli occhi mani).

Il rilevatore trasmette poi in modalità wireless i dati ad un supporto informatico o anche ad uno smartphone. Il prodotto è stato già testato su vari pazienti e si è rivelato utile per le malattie delle arterie periferiche, in particolare perché avverte di eventuali forti diminuzioni di livelli di ossigeno negli arti dei pazienti prevenendone una possibile amputazione.

Fonti e approfondimenti



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