Seppellire il carbonio nel suolo non ci salverà dai cambiamenti climatici

Seppellire il carbonio sotto il terreno non salverà il mondo dall’accumulo della stessa anidride carbonica nell’atmosfera e quindi dai cambiamenti climatici in corso. Questa opzione, una volta annunciata come una svolta, è stata infatti definita come impraticabile da un gruppo di scienziati di Rothamsted Research in uno studio pubblicato su Global Change Biology.

Bloccare l’anidride carbonica nel sottosuolo è stata un’azione considerata lodevole per diversi anni e adottata anche da diversi governi, come dal Regno Unito per esempio, considerando anche che l’aumento del carbonio organico nel suolo migliora la qualità del terreno stesso in termini agricolturali. Tuttavia, nel corso degli anni, le critiche non sono mancate. Secondo diversi gruppi di scienziati, intrappolare il carbonio nel suolo non si rivela realistico su larga scala.

Secondo gli scienziati dell’istituto inglese, raccogliere carbonio atmosferico bloccandolo in sostanze organiche a loro volta intrappolate nel suolo potrebbe servire in alcuni casi ma solo come misura estrema, come affermato da Paul Poulton, autore principale dello studio e specialista in agricoltura e terreni. Gli scienziati hanno utilizzato i dati riguardanti 16 esperimenti su tre diverse tipologie di suolo.

Per spiegare il concetto, Poulton prendere come esempio le quantità di letame sul suolo che hanno portato ad un effettivo aumento del carbonio nel terreno, un processo che è continuato per moltissimi anni. Tuttavia questo stesso processo ha portato anche un grave inquinamento da nitrati. Ciò significa che eseguire l’intrappolamento del carbonio nel suolo su vasta scala risulterebbe dannoso per la sicurezza alimentare.

Inoltre, come specifico dagli stessi scienziati, il sequestro del carbonio nel suolo Non ha cambiato di molto le cose nonostante si una pratica già utilizzata da molti anni in diversi paesi, come afferma lo stesso Poulton: “Ad esempio, nel Regno Unito circa il 50% della paglia di cereali è attualmente restituita al suolo e gran parte del resto viene utilizzata per mangimi o lettiere, almeno una parte delle quali viene in seguito restituita al terreno come concime. In molti altri paesi, tuttavia, i residui colturali sono spesso usati come fonte di combustibile per cucinare”.

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