Serpenti a sonagli intrappolano gocce di pioggia nelle squame per abbeverarsi

Particolari delle squame sul corpo dei serpenti a sonagli Crotalus atrox capaci di raccogliere le gocce di pioggia (credito: ACS Omega 2019, 4, 25, 21141-21147)

È stato osservato che serpenti a sonagli possono bere goccioline di pioggia che scorrono sulle squame della propria schiena. Ciò può rivelarsi molto utile soprattutto in quelle fasi di siccità durante le quali bisogna approfittare anche dei più brevi temporali per abbeverarsi quanto più possibile, un comportamento che aiuta questi serpenti a sopravvivere in ambienti desertici con piogge molto rare.

Per capire come fanno i serpenti a trattenere più a lungo l’acqua tra le squame del proprio corpo, un team di ricercatori ha realizzato uno studio i cui risultati sono poi apparsi su ACS Omega.

I ricercatori hanno in particolare analizzato questo comportamento nella serpente a sonagli Crotalus atrox, che può essere trovato soprattutto nelle aree sudoccidentali e degli Stati Uniti e nelle aree settentrionali del Messico.
Questo serpente, quando piove, esce dalla sua tana e raccoglie letteralmente la pioggia, ma anche il nevischio o addirittura la neve, intrappolandola tra le squame del proprio corpo. Per fare ciò appiattisce il corpo stesso, per massimizzare l’area della raccolta, in modo che le goccioline di pioggia scorrano sulla sua schiena. In questo modo il serpente è poi capace di succhiare l’acqua dalle squame.

I ricercatori hanno analizzato a livello nanoscopico le squame di questo serpente comparandole con quelle di altre due specie di serpenti che non mostrano questo comportamento ma che vivono in ambienti desertici anch’essi, ossia i serpenti del genere Lampropeltis e quello della sottospecie Pituophis affinis catenifer.
I ricercatori hanno lasciato cadere gocce di acqua sulla schiena di questi serpenti. Nel Crotalus atrox queste goccioline tendevano ad unirsi e ad attaccarsi alle squame formando piccole “pozzanghere”, cosa che non avveniva sulla pelle degli altri due serpenti.

Utilizzando poi la microscopia elettronica a scansione, i ricercatori hanno analizzato più da vicino le squame dei Crotalus atrox e hanno scoperto nanocanali che formano una sorta di labirinto e che favoriscono la raccolta dell’acqua anche tramite una superficie appiccicosa e idrofobica su cui la stessa acqua sembra quasi attaccarsi.

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