Si può calcolare magnitudo finale di terremoto pochi secondi dopo prima scossa

La scienza attualmente non può prevedere i terremoti ma forse si possono ottenere importanti informazioni subito dopo l’inizio della prima scossa.
È proprio su questo aspetto che sta lavorando Marine Denolle, assistente professoressa presso il Dipartimento di Terra e Scienze Planetarie dell’Università di Harvard, insieme al suo team.

Insieme ai colleghi la ricercatrice sta in particolare ideando un metodo per prevedere la magnitudo finale di un terremoto da 2 a 5 secondi dopo l’inizio della prima onda sismica, come riferisce la stessa Denolle.
Lo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, è incentrato su un metodo a sua volta basato su modelli numerici per prevedere la magnitudo finale di un terremoto più velocemente rispetto ai migliori algoritmi computerizzati odierni, un metodo che risulterebbe più veloce di almeno 10-15 volte.

Si tratta di pochi secondi che, per terremoti relativamente lunghi che possono durare anche più di 50 secondi, potrebbero essere importantissimi.
Conoscere la reale magnitudo finale di un terremoto entro pochi secondi dall’inizio della prima scossa potrebbe permettere, per esempio, alle persone di uscire in tempo da un edificio oppure di fermare il traffico cittadino prima di importanti crolli.

I ricercatori pensano di essersi riusciti analizzando le forme d’onda transitorie che si espandono dalla prima rottura in una faglia. Quest’ultima è una sorta di giuntura di roccia frantumata che separa due blocchi principali della crosta terrestre.
Il terremoto accade proprio quando questi due blocchi si “liberano”. Utilizzando un sismometro sotterraneo i ricercatori possono registrare variazioni nel tempo delle onde e altre informazioni che possono rivelarsi utilissime per una lettura più accurata delle stesse onde da quando partono fino a quando arrivano su lunghe distanze.

In base a questi dati, i ricercatori pensano di poter prevedere le dimensioni finali di un terremoto in base alle dimensioni dei primissimi eventi.
La ricerca è ancora in corso e gli scienziati stanno cercando di migliorare ancora di più gli algoritmi ma la Denolle dichiara: “Alla fine, speriamo che lo studio possa fornire alcune linee guida per la corretta modellizzazione di grandi terremoti e servire come strumento per l’allerta precoce del terremoto, in particolare per le regioni in attesa di grandi terremoti, come la costa del Pacifico e il Giappone”.

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