Si può capire se hai già visto un volto osservando movimenti degli occhi

Tramite una nuova tecnica di tracciamento degli occhi un team di ricerca del Rotman Research Institute (RRI) ha scoperto che osservando gli impercettibili movimenti degli occhi si può arrivare a capire se la persona ha già visto un’immagine o meno prima e che tramite questi schemi di movimento potevano prevedere errori nella memoria visiva.
Sono risultati che mostrano che i movimenti oculari hanno un ruolo funzionale per quanto riguarda il recupero della memoria, come afferma chiaramente Jennifer Ryan, scienziata dell’RRI.

A spiegare il collegamento tra i movimenti degli occhi e la memoria, in particolare quando si vedono delle immagini, è Bradley Buchsbaum, scienziato senior dello studio. Quest’ultimo conferma che, quando un essere umano vede un’immagine, ad esempio una faccia o comunque qualcosa che ha già visto, i suoi occhi tendono a mirare guardare negli stessi punti così come hanno fatto la mia volta che hanno visto quella determinata immagine.

In questo modo può confrontare le principali caratteristiche dell’immagine stessa con un’immagine ricreata mentalmente nella memoria. A seguito del confronto il cervello identifica poi le due immagini come uguali e ne trae le conseguenze. Il tutto può avvenire anche in condizioni di scarsa visibilità e, naturalmente, molto velocemente.

Ad esempio se osserviamo una persona in lontananza e ci sono degli ostacoli oppure c’è una condizione di scarsa visibilità, il cervello riesce comunque a confrontare le caratteristiche principali con la sua immagine mentale e a determinare se conosciamo meno la persona, come spiega Jordana Wynn, altra ricercatrice impegnata nello studio, ex dell’RRI, ora impiegata ad Harvard.

I ricercatori hanno svolto esperimenti su vari partecipanti i quali dovevano vedere varie immagini sullo schermo, immagini che potevano essere ripetute e dunque già viste dagli stessi soggetti. I ricercatori contemporaneamente analizzavano i loro movimenti oculari.

“Usando la nostra tecnica di tracciamento degli occhi, siamo stati in grado di mappare i movimenti oculari dei partecipanti e osservare che stavano immaginando mentalmente un’immagine che non potevano vedere”, dichiara Wynn.
Il fenomeno è denominato “completamento del modello”. I risultati sono stati pubblicati su Proceedings of National Academy of Sciences.

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