Sigarette elettroniche, aroma alla mela verde può favorire dipendenza secondo studio

Secondo un team di ricercatori della Marshall University, che ha pubblicato uno studio sulla rivista eNeuro, l’aromatizzante alla mela verde usato per le sigarette elettroniche conosciuto anche come farnesene può indurre un comportamento collegato alla ricompensa, uno dei comportamenti alla base della dipendenza, e dunque potrebbe rappresentare un rischio potenziale per il cervello stesso, come spiega Skylar Cooper, una delle ricercatrici della Marshall impegnate nello studio.

“Con o senza nicotina, i vaporizzatori aromatizzati rappresentano potenziali rischi per il cervello e la dipendenza”, dichiara la stessa Cooper nel comunicato stampa pubblicato sul sito della stessa università.
La ricercatrice, insieme ai colleghi, ha fatto degli esperimenti sui topi ai quali faceva scegliere di poter assumere farnesene aromatizzato alla mela verde, nicotina, entrambi oppure una soluzione salina.
I ricercatori si accorgevano che i topi sceglievano maggiormente il farnesene rispetto alla soluzione salina e scoprivano anche che lo stesso farnesene migliorava la sensazione di ricompensa quando combinato con la nicotina.

Infine scoprivano che assunto da solo il farnesene attivava parzialmente i recettori nicotinici. Secondo i ricercatori ciò sta a significare che quando sono presenti entrambe le sostanze (farnesene e nicotina) si ha un aumento dell’attivazione degli stessi recettori della nicotina.
Inoltre il farnesene aumentava la percentuale dei recettori ad alta e a bassa sensibilità. In particolare un aumento dei recettori ad alta sensibilità rende più grandi gli effetti di una dose standard nicotina, cosa che a sua volta aumenta la ricompensa e i comportamenti per ottenerla.

“Dato un aumento costante dell’uso di questi prodotti da parte degli adolescenti e la crisi di dipendenza che stiamo affrontando in tutto il paese, è fondamentale identificare un ruolo che questi sapori hanno nella dipendenza da nicotina e come questo può avere un impatto sul cervello in via di sviluppo”, spiega la Cooper che vuole comunque approfondire queste ricerche per capire gli effetti di queste sostanze sui cervelli degli adolescenti.

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