Soggetti con comportamenti antisociali persistenti mostrano struttura cerebrale diversa

Comportamenti antisociali che possono durare per tutta la vita possono essere collegati a differenze nella struttura del cervello rilevabili anche con risonanza magnetica.
È quanto ritiene uno comunicato relativo ad un un nuovo studio apparso su The Lancet Psychiatry.

Secondo i ricercatori coloro che presentano quei comportamenti antisociali quali atti criminosi, aggressività, violenza, bullismo, tendenza alla menzogna e insuccessi ripetuti nel prendersi le proprie responsabilità, ad esempio sul lavoro, potrebbero avere una corteccia più sottile e regioni cerebrali più piccole, regioni già da altri studi collegate al comportamento antisociale.

Si parla di comportamenti antisociali persistenti, ossia quelli che durano sostanzialmente per tutta la vita. La specificazione è da fare in quanto i ricercatori non hanno trovato, nel corso della propria ricerca, anomalie strutturali nel cervello in quegli individui che invece hanno mostrato un comportamento antisociale solo durante l’adolescenza.

I ricercatori hanno svolto uno studio su 672 partecipanti i cui dati sono stati reperiti in un periodo di 45 anni. I comportamenti antisociali dei soggetti venivano valutati sulla base delle segnalazioni fatte dai genitori, dai tutori e dagli insegnanti nonché dalle varie segnalazioni sociali relative a problemi di condotta.
Il 12% (80 soggetti) aveva avuto un comportamento antisociale persistente nel corso della intera vita mentre gli altri avevano avuto questo comportamento solo durante l’adolescenza oppure non l’avevano avuto.

Confrontando le scansioni cerebrali del cervello, i ricercatori scoprivano uno spessore corticale medio e un’area della superficie corticale diversa in almeno 360 diverse regioni della corteccia.
In media, come hanno rilevato ricercatori, coloro che avevano assunto un comportamento antisociale pressoché per tutta la vita mostravano una superficie media più piccola ed uno spessore corticale medio inferiore rispetto agli altri.

Secondo i ricercatori, queste sarebbero le prime prove dell’eventuale esistenza di differenze neuropsicologiche nelle persone con comportamento antisociale persistente, informazioni che potrebbero avere importanti implicazioni nelle modalità con le quali si trattano i minorenni problematici che infrangono ripetutamente la legge.

“Non è chiaro se queste differenze cerebrali siano ereditate e precedano il comportamento antisociale o se siano il risultato di una vita di fattori di rischio confondenti (ad esempio abuso di sostanze, basso quoziente d’intelligenza e problemi di salute mentale) e se siano quindi una conseguenza di uno stile di vita antisociale persistente”, dichiara Essi Viding, uno degli autori dello studio che riconosce i limiti dello stesso.

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