Solo metà dei pazienti che assumono statine raggiunge livelli di colesterolo adeguati dopo due anni

Secondo una ricerca apparsa sulla rivista Heart, circa metà dei pazienti che assumono statine non riesce a raggiungere livelli di colesterolo considerabili come “sani” dopo due anni dall’inizio del trattamento.
Questi risultati confermano che c’è bisogno di terapie più personalizzate per il contrasto effettivo al colesterolo onde ridurre rischi quali ictus o patologie cardiopatiche.

I ricercatori hanno utilizzato i dati prelevati dalle pratiche di centinaia di medici di famiglia relative a pazienti che assumono statine per ridurre il proprio livello di colesterolo.
I dati erano relativi a 165.411 pazienti mai trattati per malattie cardiache o ictus e la cui età media alla quale avevano iniziato il trattamento con le statine era di 62 anni. Quasi la metà, ossia il 48, 5%, dei pazienti erano donne.

Collegando questi dati a episodi di trattamento ospedaliero e alle statistiche sulla causa di decesso e considerando che una risposta al trattamento con un abbassamento del colesterolo ad un livello inferiore al 40% veniva considerato il livello ottimale, i ricercatori si accorgevano che sostanzialmente solo la metà dei pazienti raggiungeva livelli del genere entro due anni dall’inizio del trattamento (il 51%, ossia 84.609 pazienti).

Secondo i ricercatori, tra le cause di queste divergenze nella risposta ci sono la composizione genetica dei pazienti ma anche l’incapacità di questi ultimi di attenersi con regolarità al trattamento.
I ricercatori concludono che “Questi risultati contribuiscono al dibattito sull’efficacia della terapia con statine e sottolineano la necessità di una medicina personalizzata nella gestione dei lipidi per i pazienti”.

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