Sonda giapponese Hayabusa2 fa atterrare due piccoli rover sull’asteroide Ryugu

Rappresentazione artistica dei due piccoli rover atterrati sull'asteroide Ryugu (credito: JAXA)

La missione giapponese Hayabusa2, che è cominciata il 3 dicembre 2014 con il lancio della omonima sonda a bordo di un razzo H-IIA da Tanegashima, in Giappone, ha fatto un altro importante passo avanti oggi dopo essere arrivata, il 27 giugno scorso, nei pressi dell’asteroide Ryugu.
La sonda ha infatti rilasciato due piccoli rover che sono atterrati sull’asteroide, al momento distante da noi circa 320 milioni di km.
Hayabusa2 può essere vista come il seguito della missione Hayabusa che vide per la prima volta una sonda campionare direttamente un asteroide; anche allora un piccolo rover atterrò sull’asteroide Itokawa. Fu comunque una missione che dovete fare fronte a numerosi problemi.

La sonda Hayabusa2, spinta da motori agli ioni di ultima generazione con propellente allo xeno, è alimentata da due pannelli solari. Dispone anche di vari propulsori per mantenere la sua posizione nello spazio.
La missione ha lo scopo di campionare l’asteroide Ryugu, conosciuto anche come 1999 JU3, un piccolo corpo roccioso bitorzoluto con un diametro di poco più di 800 metri scoperto nel maggio del 1999.

Approfittando proprio della bassa gravità dell’asteroide, i due rover (Rover-1A and e Rover-1B and) eseguiranno dei salti fino a 15 metri di altezza restando nell’aria per diversi minuti ed esaminando le caratteristiche fisiche dell’asteroide con varie telecamere sensori. Questi dati, comprese le immagini, potranno poi essere inviati sulla Terra.

Il mese prossimo, poi, entrerà sulla scena una sorta di impattore che esploderà sopra l’asteroide sparando verso di esso un oggetto di rame da due chili per creare una sorta di piccolo cratere.
Da questo cratere i due piccoli rover rotondi dovranno prelevare campioni del sottosuolo dell’asteroide affinché possano poi essere portati dalla sonda sulla Terra (si spera intorno al 2020) dove potranno essere analizzati in laboratorio.

È importante prelevare campioni del sottosuolo perché questi ultimi, rispetto a quelli della superficie, non sono stati esposti a millenni di vento solare e di radiazione. In questo modo si potranno analizzare gli elementi interni del corpo roccioso con maggiore dettaglio, cosa che aiuterà anche a capire se elementi provenienti dagli asteroidi hanno avuto un ruolo nell’origine della vita sulla Terra.

Per osservare con maggiore dettaglio la superficie, poi, tra qualche settimana la sonda rilascerà anche un altro veicolo, costruito da ricercatori francesi e tedeschi, denominato Mobile Asteroid Surface Scout (MASCOT).

Fonti e approfondimenti



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