Sonda Voyager 1 sta trasmettendo dati strani e gli scienziati non sanno perché

Credito: Hubble ESA, flickr, Creative Commons — Attribution 2.0 Generic — CC BY 2.0

La sonda Voyager 1, lanciata il 5 settembre 1977 dalla NASA, è ancora in viaggio nelle aree più periferiche del sistema solare, anzi si trova in un’area che praticamente può essere considerata già come “interstellare”, ossia appartenente allo spazio che separa il Sole dalle altre stelle. La sonda è ad oggi, con una distanza di oltre 23 miliardi di chilometri, l’oggetto artificiale creato dall’uomo più distante dalla Terra. Nonostante i 44 anni di attività, la sonda continua a restituire diversi dati anche se a volte capitano problemi.

Il “mistero” del sistema AACS

E l’ultimo dei problemi in ordine di tempo viene descritto come una sorta di “mistero” in un nuovo comunicato apparso sul sito del Jet Propulsion Laboratory della NASA. Sembra che la sonda sia continuando a funzionare correttamente e dunque a ricevere i comandi dalla Terra oltre che a trasmettere dati scientifici. Tuttavia i tecnici hanno notato che le letture del sistema di controllo dei dati AACS sembra non riflettere ciò che sta effettivamente accadendo.
Questo sistema sostanzialmente è alla base dell’orientamento della sonda e di altre varie funzioni tra cui il mantenimento dell’antenna in direzione della Terra, cosa fondamentale per l’invio dei dati verso il nostro pianeta.

Dati telemetrici sembrano non essere validi

Quello che hanno scoperto i ricercatori è che il sistema AACS, nonostante sia ancora operativo, restituisce dati telemetrici che sembrano non essere validi. Questi dati potrebbero essere stati creati casualmente e comunque non sembrano riflettere lo stato in cui dovrebbe trovarsi la sonda.
Il comunicato riferisce che non è stato ancora attivato un sistema di protezione dei guasti, una modalità che permette alla sonda di entrare in uno stato “sicuro” per non creare ulteriori danni ai suoi dispositivi. Anche perché il segnale che proviene dalla sonda non si è indebolito e ciò farà ancora ben sperare.

Voyager 1 si trova ad una distanza di 23,3 miliardi di chilometri

I ricercatori vogliono comprendere la natura di questi dati “stranì” per capire anche se questo problema possa avere influenza sui tempi tramite i quali la sonda trasmette i dati.
Attualmente la sonda si trova ad una distanza di 23,3 miliardi di chilometri. Ogni segnale inviato dalla sonda impiega circa 20 ore 33 minuti per arrivare sulla Terra. Inviare un comando alla sonda per poi ottenere la risposta è un processo che, dunque, impiega circa due giorni.

Potrebbero esserci effetti nello spazio interstellare che non conosciamo ancora

Da considerare anche che la sonda si trova nello spazio interstellare e potrebbero esistere effetti che, per mancanza di nostre conoscenze al riguardo, potrebbero influire sul suo funzionamento in modi a noi sconosciuti.
Le sfide, come riferisce Suzanne Dodd, una project manager che segue i progetti di Voyager 1 e 2 presso il JPL, sono dunque ancora grandi ma l’obiettivo primario ora è individuare con precisione il problema relativo al sistema AACS.

Origine dell’anomalia potrebbe non essere trovata

L’origine dell’anomalia potrebbe non essere trovata e i tecnici potrebbero essere costretti ad adattarsi ad essa senza conoscerne neanche le cause. Potrebbero dover fare affidamento su dell’hardware di backup, una cosa che è già accaduta nel 2017. I tecnici, allora, hanno dovuto infatti far ricorso ad altri propulsori perché quelli primari hanno cominciato a mostrare forti segni di degrado. Non si riscontrano invece problemi per l’altra sonda, la Voyager 2, che attualmente si trova ad una distanza di 19,5 miliardi di chilometri.

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