Sonno ed Alzheimer, scoperto importante legame nel nucleo reticolare talamico

Credito: Hervé de Brabandère, FreeImages, 1432242

Un team di ricercatori ha ottenuto progressi su topi con Alzheimer. I ricercatori, nel corso dei loro esperimenti, sono giunti alla conclusione che ripristinare il normale sonno può probabilmente ridurre l’accumulo di placca A-beta, una condizione che a lungo andare può provocare l’Alzheimer.[1] Lo studio, pubblicato su Science Translational Medicine,[2] suggerisce infatti che agendo sul nucleo reticolare talamico, un’area del cervello che ha un ruolo sulla stabilità del sonno, si può contrastare l’Alzheimer.

Nucleo reticolare talamico

Jeannie Chin, professoressa di neuroscienze al Baylor College of Medicine, l’autrice corrispondente dello studio, spiega che l’interesse verso il nucleo reticolare talamico, una regione del cervello, si è fatto concreto quando ci si è accorti che la sua attività era ridotta negli animali con Alzheimer rispetto agli animali senza Alzheimer. Questa regione è più attiva quando si dorme, spiega la scienziata, e questo serve per ridurre la percezione di informazioni sensoriali come, ad esempio, luci, suoni o altri input esterni.
I ricercatori credono che un nucleo reticolare talamico più “silenzioso” e meno attivo sia a una delle cause principali delle interruzioni del sonno nei soggetti con Alzheimer, una cosa che è abbastanza comune nelle persone con questa malattia, come spiega Rohan Jagirdar, altro ricercatore impegnato nello studio.[1]

Esperimenti con i topi

I ricercatori hanno analizzato l’attività cerebrale dei vari topi (alcuni con il modello murino della malattia di Alzheimer, altri no) durante il sonno: i topi con l’Alzheimer tendevano a svegliarsi il 50% in più rispetto ai topi senza la malattia. Inoltre i topi con Alzheimer potevano contare di meno su uno sonno profondo ristoratore. Si tratta di una fase del sonno importante perché vengono eliminati vari prodotti di scarto da parte del cervello. Queste mancanze durante il sonno venivano osservate nei topi durante la prima fase della malattia, prima dello sviluppo di problemi alla memoria.

Scoperta rilevante

Si tratta di una scoperta rilevante anche per gli esseri umani, spiega la Chin, in quanto mostra che i problemi di sonno, in particolare la frammentazione ma anche altri disturbi, possono essere collegati ad un aumento del rischio di Alzheimer.[1]

Note e approfondimenti

  1. Restoring normal sleep reduces amyloid-beta accumulation in mouse model of Alzheimer’s disease | BCM (IA)
  2. Restoring activity in the thalamic reticular nucleus improves sleep architecture and reduces Aβ accumulation in mice (IA) (DOI: 10.1126/scitranslmed.abh4284)

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