Sostanza prelevata dal veleno di scorpione utile per trattare artrite

Leiurus quinquestriatus (credito: מינוזיג, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

Una proteina derivata dal corpo dello scorpione potrebbe essere una soluzione per il dolore e le limitazioni fisiche provocate dall’artrite ed altre malattie infiammatorie secondo un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine.
La sostanza è fatta da una mini proteina presente proprio nel veleno degli scorpioni che si accumula in maniera molto veloce nella cartilagine articolare.

Mini proteine dello scorpione unite agli steroidi

I ricercatori hanno svolto esperimenti sui ratti iniettando in questi ultimi le mini proteine unite agli steroidi. I ricercatori scoprivano che questo nuovo farmaco andava a concentrarsi nelle articolazioni e ciò evitava il rischio di contaminazione in altre parti del corpo e dunque rischi di infezione, problemi che possono essere causati proprio dal trattamento con gli steroidi quando gli stessi trattamenti non sono precisi e mirati.

Come spiega Jim Olson, ricercatore del Fred Hutchinson Cancer Research Center, proprio gli effetti collaterali delle terapie eseguite sulle persone affette da artrite multi-articolare possono essere davvero fastidiose e talvolta peggiori della malattia stessa. Questo perché gli steroidi di solito non si concentrano solo sul punto dell’infiammazione ma cominciano a girare per il corpo provocando effetti collaterali.

Questo nuovo approccio, anche se non è mai stato testato sugli esseri umani, si rivela però promettente almeno per quanto riguarda le basi teoriche in relazione ai possibili effetti collaterali.

Gli studi dello scienziato sono durati anni

Sono anni che Olson sta studiando quello che lui stesso ha denominato “optides”, abbreviazione di “peptidi ottimizzati”. Si tratta di minuscole proteine che si trovano negli organismi di animali quali scorpioni e serpenti oppure di piante quali viole e girasoli.

Lo scienziato, più di 10 anni fa, ha scoperto una mini proteina nel veleno dello scorpione giallo (Leiurus quinquestriatus), una sostanza che oggi viene utilizzata come strumento dai chirurghi per illuminare con estrema precisione i tumori cerebrali difficili da vedere.
Quattro anni fa lo stesso scienziato, insieme al suo team, ha poi scoperto un’altra mini proteina che sembrava cumularsi e indugiare nella cartilagine.

Subito comprese che questa nuova sostanza poteva rivelarsi utile per trattare l’artrite. Dopo altri diversi anni di sviluppo, i ricercatori hanno poi associato questo peptide prelevato dalle scorpione ad uno steroide denominato desametasone. Quest’ultimo però provocava un’infiammazione causando effetti collaterali.
A questo punto i ricercatori trovavano un altro steroide, il triamcinolone acetonide o TAA. Unito a aquesto steroide, la sostanza si rivela molto efficace nel trattare l’infiammazione del desametasone annullando gli effetti collaterali di quest’ultimo.

“È un’idea piuttosto semplice prendere una mini-proteina che va naturalmente alla cartilagine e si lega a qualcosa in modo da ottenere una consegna mirata del farmaco, ma è stato difficile da realizzare”, spiega Emily Girard, altra scienziata che ha lavorato con Olson a questo progetto. “Abbiamo dovuto imparare e adattare il comportamento della mini-proteina, del linker chimico e del carico utile degli steroidi per realizzare un prodotto che andasse alla cartilagine, rimanesse per tutto il tempo necessario, rilasciasse il farmaco al giusto tasso e avesse un effetto locale ma non sistemico. C’è più sviluppo da fare, ma spero che questo lavoro si traduca in una terapia che aiuterà molte persone”.

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