Sostanze tossiche immesse nell’ambiente danneggiano sistema endocrino e fertilità

Un nuovo studio, presentato alla riunione annuale della European Society of Endocrinology, mostra che l’esposizione agli inquinanti e alle tossine ambientali da parte dei topi porta a menomazioni nello sviluppo sessuale danneggiando il sistema endocrino.
Le conseguenze più gravi, secondo i ricercatori, riguardano le femmine di ratto gravide le quali, esposte ad una miscela di sostanze chimiche, di quelle comuni alle quali veniamo quasi quotidianamente esposti anche noi, sviluppano alterazioni dell’apparato sessuale e della fertilità che si propagano poi le diverse generazioni.

Le sostanze chimiche che arrivano ad interferire con il sistema endocrino (endocrine-disrupting chemicals, EDC) possono infatti influenzare gli ormoni. Queste sostanze chimiche sono state già in precedenza associate negativamente alla sterilità e allo sviluppo sessuale alterato di vari animali o degli esseri umani.
L’entità di questi danni, anche nei confronti degli esseri umani, risulta al momento ancora sconosciuto in quanto la maggior parte degli studi sono stati effettuati sui topi.

L’ultimo studio, sviluppato da David Lopez Rodriguez, ricercatore dell’Università di Liegi, Belgio, ha visto l’analisi dello sviluppo sessuale di tre generazioni di ratti. La prima generazione era stata esposta ad una miscela di sostanze interferenti endocrini (EDC), ossia sostanze tossiche che alterano la funzionalità degli ormoni nell’apparato endocrino.
Le femmine di ratto delle seguenti generazioni, pur non sottoposte alle stesse sostanze, mostravano comunque menomazioni quali il ritardo dell’inizio dello sviluppo della pubertà e un ciclo riproduttivo alterato nonché altre caratteristiche che indicano chiaramente che la loro fertilità era stata influenzata negativamente.

“Queste scoperte sollevano interrogativi sull’eredità che lasceremo alle generazioni future: l’attuale legislazione europea sugli EDC non considera come le miscele di inquinanti a basse dosi nel nostro ambiente potrebbero causare danni e influenzare i nostri bambini e la fauna selvatica nelle generazioni future, i nostri dati suggeriscono l’urgente necessità di seguire il principio di precauzione”, dichiara lo stesso Rodriguez nell’articolo di presentazione dello studio.

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