Sottomarini autonomi per creare una Street View dei fondali degli oceani: è il progetto di una start-up

Una start-up australiana con sede a Melbourne ha svelato un suo particolare progetto: la costruzione di una flotta di sottomarini per scandagliare il fondo oceanico onde creare una sorta di versione subacquea di Street View, il noto servizio ideato da Google per esplorare tramite un ambiente 3D tutte le strade del mondo.
Il nuovo progetto, denominato “WaterView” e presentato al CEBIT 2019, permetterà parimenti a chiunque di curiosare sul fondo del mare.

Il primo sottomarino realizzato dalla start-up è un modello autonomo che utilizza vari strumenti tra telecamere, sonar e motion trackers, per mappare il fondale marino. Il sottomarino può percorrere più di 100 km ad una profondità 200 metri e può acquisire immagini a 360° con una serie di 22 telecamere che funzionano con una batteria che permette 40 ore di autonomia.
Tuttavia i 200 metri massimi di profondità sono un limite che sarà molto probabilmente valicato dalla stessa start-up già dall’anno prossimo quando nuovi sottomarini potranno fiondarsi fino ad un chilometro sott’acqua.

Il sottomarino, che si basa su una tecnologia denominata UAM Tec (Underwater Autonomous Mapping Technology), è il primo autonomo per la mappatura dei fondali oceanici e, secondo gli stessi creatori e fondatori della compagnia, Benjamin Fleming e Shawn Taylor, questa stessa tecnologia cambierà la comprensione che abbiamo degli oceani e potrà rivelarsi utilissima anche in ambito scientifico.
“Il fatto che sappiamo di più sullo spazio di quanto non sappiamo sui nostri oceani è inaccettabile con la tecnologia di oggi” , dichiarano i fondatori a Business Insider Australia.

Cosa si potrà fare con sottomarini autonomi che scandagliano e fotografano in 3D il fondo del mare? Innanzitutto ne gioveranno gli istituti scientifici che potranno scovare, o comunque dare un primo sguardo, a tutto ciò che trovano di interessante negli oceani dallo schermo di un computer senza sobbarcarsi le onerose spese di una missione scientifica con tanto di navi e dispositivi per telecamere o fotocamere subacquee.
Ad esempio sarà possibile scoprire molto più facilmente nuove specie di animali marini così come sarà possibile tracciare più facilmente i cambiamenti climatici.

Inoltre sarà possibile rendere più efficienti operazioni quali quelle di ricerca e salvataggio o quelle per individuare relitti, scatole nere e quant’altro vada a poggiarsi sul fondo dell’oceano. Chiunque potrà fare lo “scienziato” e, tempo disponibile permettendo, potrà scandagliare i fondali dell’oceano alla ricerca di forme strane di vita e magari scegliere una propria denominazione scientifica un po’ come fanno gli astronomi dilettanti quando scoprono un nuovo corpo astronomico.

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