Staphylococcus aureus, proposto nuovo trattamento per genitori di bambini in terapia intensiva

Una delle principali fonti di infezioni da Staphylococcus aureus per i bambini prematuri ricoverati nelle unità di terapia intensiva neonatale proviene dai genitori.
Lo stafilococco aureo (Staphylococcus aureus) è uno dei patogeni più diffusi e più letali negli ospedali e i bambini prematuri sono tra quelli più in pericolo in quanto tra quelli meno protetti a livello di sistema immunitario.

In un nuovo studio, pubblicato sul Journal of American Medical Association, a differenza di altre ricerche precedenti, i ricercatori si sono interessati sui genitori dei bambini prematuri come fonte di batteri patogeni.

Considerando che oltre il 30% della popolazione adulta solo negli Stati Uniti è portatrice a lungo termine di batteri Staphylococcus aureus, contatti tra i genitori e bambini prematuri ricoverati nelle unità intensive debbono essere dunque ben monitorati al di là del mantenimento della pulizia e del livello di sterilità delle strutture e del personale.
Una infezione da Staphylococcus aureus minaccia la sopravvivenza stessa del bambino prematuro o dei neonati malati negli ospedali nonché il loro sviluppo neurologico.

Secondo i ricercatori della Johns Hopkins Medicine, gli autori dello studio, madri e padri dei neonati ricoverati negli ospedali o dei bambini prematuri ricoverati nelle apposite unità intensive dovrebbero seguire specifici regimi di comportamento.
Dovrebbero applicare un unguento antibiotico (mupirocina) nel naso e dovrebbero strofinare la pelle con una salvietta contenente clorexidina gluconato al 2%, uno comune antisettico che rimuove batteri dalle superfici.

Per capire l’efficacia di questa strategia, i ricercatori hanno analizzato 190 neonati ricoverati in due reparti di terapia intensiva in due ospedali tra il 2014 e il 2018. Ognuno dei bambini aveva almeno un genitore risultato positivo allo Staphylococcus aureus.
Per 89 bambini e genitori si erano autosomministrato il suddetto unguento nasale antibiotico due volte al giorno per cinque giorni e avevano strofinato l’antisettico sulla propria pelle con le apposite salviette.
I genitori dei restanti 101 bambini, il gruppo di controllo, avevano invece utilizzato dei trattamenti placebo identici ma non antisettici.

Monitorando i livelli di infezione da Staphylococcus aureus nei bambini, i ricercatori si accorgevano che dei 101 bambini con i genitori del gruppo di controllo, 29 avevano acquisito il batterio dai genitori, ossia il 29%.
Nel primo gruppo, quello dei genitori che avevano utilizzato l’antisettico, i bambini ad aver acquisito il batterio erano invece solo 13, ossia quasi 15%.

Secondo Aaron M. Milstone, unodegli autori dello studio, i risultati mostrano che il “trattamento con mupirocina intranasale e salviettine di clorexidina può ridurre significativamente il numero di neonati in terapia intensiva neonatale” che corrono il rischio di acquisire lo Staphylococcus aureus dai genitori.

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