Stella supergigante Betelgeuse sta per esplodere? Ecco i risultati del nuovo studio

Tra gennaio del 2019 e marzo del 2020 gli scienziati hanno registrato diversi cali di luminosità nella supergigante rossa Betelgeuse (credito: ESO/ DOI: 10.1038/s41586-021-03546-8 | Nature)

La stella supergigante rossa Betelgeuse, individuabile nella costellazione di Orione, è una di quelle stelle così grandi che, quando “moriranno”, lo faranno con una esplosione immane definita “supernova”. Al momento la stella, lontana da noi 720 anni luce, la seconda supergigante rossa più vicina al nostro pianeta, si trova verso le fasi finali della sua esistenza e quindi ci si aspetta che questo evento dovrebbe avvenire a breve (con “a breve” si intendono tempi cosmologici e quindi questo tempo “breve” potrebbe essere rappresentato anche da migliaia o centinaia di migliaia di anni così come da un paio di giorni).

Betelgeuse, intermittenze nella livello di luminosità

La stella ha riscosso un interesse notevole durante tutto l’anno scorso (e anche durante quest’anno) a causa delle analisi raccolte dai telescopi che indicavano bizzarri cali di luminosità, una intermittenza registrata tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020.
Qualche scienziato ha ipotizzato che questi inspiegabili oscuramenti fossero l’inizio dell’agonia della stella e che quindi quest’ultima potrebbe esplodere presto.
Secondo un nuovo studio, pubblicato su Nature,[1] le nuove analisi che Miguel Montargès dell’Université PSL e colleghi hanno fatto mostrerebbero che questa “intermittenza” non starebbe ad indicare un’esplosione imminente (supernova). Gli stessi scienziati tuttavia non escludono del tutto che questo comportamento potrebbe essere collegato ad una perdita di massa e quindi potrebbe presagire una esplosione che avverrebbe sostanzialmente senza nessun altro preavviso.

Perdita di massa nella fase finale: non sappiamo molto

Quello che si sa di certo di questa stella è che si trova nello stadio evolutivo finale delle supergiganti rosse, quelle stelle che hanno una massa (quella iniziale) compresa tra 8 e 35 volte quella del sole. Questa fase può durare anche 100.000 anni o più e quindi è impossibile sapere se l’esplosione avverrà l’anno prossimo oppure in un’epoca futura molto remota (remota dal nostro punto di vista, quello umano).
Il fatto è che non sappiamo molto riguardo alle notevoli perdite di massa che accadono prima dell’esplosione, il meccanismo ci è ancora in gran parte sconosciuto. Si pensa che questa stessa fase di perdita di massa possa influenzare il percorso evolutivo finale, il suo collasso e finanche la curva di luce della supernova nonché il suo destino finale: morire e diventare una stella di neutroni o collassare ancora di più e diventare un buco nero.

Una spiegazione: un grosso grumo di polvere

Tuttavia gli eventi di cali di luminosità, in particolare l’evento che è occorso dal 7 al 13 febbraio 2020 e che gli scienziati hanno denominato “Great Dimming” (grande oscuramento) sono risultati storici a livello osservativo.
Gli scienziati che hanno realizzato questo studio hanno dedotto ancora più informazioni: durante questo evento l’emisfero meridionale della stella risultava 10 volte più scuro del solito nello spettro visibile della luce. Questo potrebbe indicare la formazione di un grosso grumo di polvere in prossimità di questo emisfero. Questa polvere avrebbe causato una diminuzione della temperatura locale della fotosfera di quest’area della stella e ciò avrebbe causato, a sua volta, la grossa variazione di luminosità che si è evoluta, poi, su una scala temporale di settimane. Di contro, se fosse stata una grossa perdita di massa, questa, secondo i modelli attuali degli scienziati, sarebbe risultata più disomogenea, con una fotosfera molto più contrastata e molto più in rapida evoluzione.

Note e approfondimenti

  1. A dusty veil shading Betelgeuse during its Great Dimming | Nature (IA) (DOI: 10.1038/s41586-021-03546-8)

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