
In un nuovo articolo scientifico apparso sul Chinese Medical Journal viene proposta ala terapia dellastimolazione della luce nel trattamento delle malattie neurodegenerative. Secondo Chun-Feng Liu, neurologo e autore dello studio, mancano ancora conoscenze sufficienti per quanto riguarda l’utilizzo di questa particolare terapia nelle malattie neurodegenerative e quindi questo studio può essere d’aiuto per fare maggiore chiarezza.[1]
La stimolazione con la luce, infatti, è stata proposta in passato e viene proposta anche oggi attraverso diversi studi come un’alternativa promettente per il trattamento di varie patologie neurodegenerative tra cui il morbo di Alzheimer, quello di Parkinson, i disturbi cognitivi e quelli del sonno.
La terapia della luce è una terapia che vede il paziente esposto alla luce diurna naturale oppure alla luce artificiale a diverse lunghezze d’onda. Secondo alcuni scienziati, con questo metodo si può influire positivamente sulla funzione neurologica.[1]
La maggior parte delle nostre funzioni corporee, infatti, sono sintonizzati con quelli che vengono denominati come “ritmi circadiani”. Si tratta di una sorta di “orologio ” interno che controlla i nostri ritmi vitali tramite l’ipotalamo, un’area del cervello. In questa particolare regione, infatti, sono espressi alcuni geni fondamentali per mantenere il ritmo circadiano. Malfunzionamenti di questi geni possono interrompere questi importanti cicli ritmici e possono essere collegati ai disturbi neurodegenerativi, metabolici e del sonno. Gli stimoli della stessa luce sembrano resettare in qualche modo questo orologio interno ripristinando, almeno in parte, i ritmi circadiani normali e alleviando qui sintomi causati da eventuali malfunzionamenti.[1]
Ma perché la luce sembra avere questi effetti positivi sul sonno? Perché uno dei meccanismi tramite il quale il corpo controlla i ritmi circadiani si basa sulla secrezione della melatonina, un importante ormone della ghiandola pineale nel cervello che, tra le altre cose, controlla anche il sonno. Con la simulazione della luce si può sopprimere, in parte, la produzione di melatonina nel corso del giorno e quindi ridurre la sonnolenza. Inoltre si è scoperto che alcune biomolecole delle cellule immunitarie e delle cellule staminali sembrano essere sensibili a particolari lunghezze d’onda della luce e, quando stimolate, possono produrre fattori neurotrofici che possono risultare positivi per le funzioni neuronali, cosa che lascia intendere che gli effetti positivi potrebbero sussistere anche per i disturbi neurodegenerativi.[1]
Attualmente l’utilizzo della terapia della luce per quanto riguarda i disturbi neurodegenerativi può essere considerato ancora in fase preclinica ma potrebbe rivelarsi un’alternativa sicura ed economica. Studi ulteriori, più approfonditi e più grandi, saranno però necessari per capire bene il potenziale di questa strategia terapeutica relativamente nuova.