Stimolazione magnetica cerebrale utile per trattare disturbo ossessivo-compulsivo secondo studio

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che una terapia a base di stimolazione magnetica del cervello può rivelarsi molto utile per quanto riguarda i sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo.

Nello specifico i ricercatori del Centro Medico Chaim Sheba in Israele hanno eseguito esperimenti stimolando magneticamente, ed in maniera non invasiva, una specifica area del cervello per contrastare questo disturbo ottenendo buoni risultati.

Il nuovo metodo, presentato alla conferenza dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) a Copenaghen, potrebbe dunque rappresentare un nuovo approccio per trattare questo disturbo che comporta pensieri o impulsi ricorrenti parallelamente a comportamenti fuori dalla norma che possono essere per esempio eccessivamente ripetitivi.

Il disturbo ossessivo-compulsivo, che colpisce circa 12 adulti su 1000, viene ad oggi trattato con la terapia dell’esposizione e prevenzione della risposta (exposure and response prevention, ERP) e con alcuni farmaci come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors, SSRI), come la fluoxetina (Prozac, Sarafem) o la sertralina (Paxil), oppure con gli inibitori della ricaptazione della serotonina, come la clomipramina (Anafranil).

Questo nuovo metodo vede l’utilizzo della tecnica della stimolazione magnetica transcranica profonda (dTMS) con la quale si stimolano determinate aree del cervello con campi magnetici generati da una bobina che viene collocata sulla testa.
Il campo magnetico provoca l’attivazione di determinati circuiti neuronali. Questo metodo viene anche utilizzato per trattare alcuni casi di depressione.

In questo caso il dottor Lior Carmi, insieme ai colleghi dell’Istituto israeliano, lo ha utilizzato per trattare il disturbo ossessivo-compulsivo su 99 pazienti con trattamenti quotidiani della durata di sei settimane.
A seguito delle sei settimane, il 38% dei pazienti trattati in questo modo mostrava una riduzione media di oltre il 30% nella gravità dei sintomi. Un mese dopo la fine del trattamento, il tasso di risposta era del 45,2%.

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