
Uno studio pubblicato su Nature Communications suggerisce che potrebbe esistere un legame tra lo stress psicologico e le fasi di riacutizzazione della malattia di Crohn. Lo studio è stato realizzato da un ex ricercatore della McMaster University, Ryan Shaler, e dal suo professore Brian Coombes. I ricercatori hanno fatto esperimenti sui topi scoprendo alcune importanti informazioni sul sistema immunitario innato. Come spiega Coombes, il sistema immunitario innato, quando funziona come dovrebbe funzionare, è importante perché contrasta i batteri ma quando ci sono disfunzioni gli agenti patogeni possono introdursi in luoghi dove non dovrebbero arrivare e ciò causa le malattie.[1]
Ormoni dello stress possono ostacolare sistema immunitario innato
I ricercatori hanno scoperto, durante gli esperimenti con i roditori, che gli ormoni dello stress possono essere un ostacolo per il sistema immunitario quando quest’ultimo si dà da fare per allontanare i microrganismi dannosi effettuando continue riparazioni della parete cellulare dell’intestino (tramite le cellule epiteliali) e secernendo l’apposito muco. Quando il sistema immunitario non funziona a dovere, nella parete intestinale fatta da cellule epiteliali possono aprirsi delle “crepe” e i microbi dannosi cominciano ad invadere l’intestino, come succede nella malattia di Crohn quando ci sono delle riacutizzazioni con relativi sintomi.[1]
Rimovendo ormoni dello stress topi miglioravano
Secondo Coombes lo stress può giocare un ruolo in quanto sembra essere un fattore negativo per quanto riguarda le tattiche che il sistema immunitario innato mette in atto per combattere i batteri intestinali nocivi.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione rimuovendo gli ormoni dello stress nei topi: quando lo facevano le cellule immunitarie e le cellule epiteliali dell’intestino riprendevano a funzionare correttamente contrastando l’arrivo dei batteri nocivi.[1]
La malattia di Crohn
La malattia di Crohn è una patologia di tipo infiammatorio del tratto gastrointestinale. Le vere cause che scatenano la condizione non sono state ancora del tutto comprese. Come spiega Coombes, i pazienti che soffrono di malattia di Crohn spesso sono caratterizzati da un microbioma intestinale in cui sono presenti troppi batteri del gruppo Enterobacteriaceae, in particolare l’Escherichia coli aderente-invasivo (adherent-invasive E. coli, AIEC).[1]
Come rileva il comunicato della McMaster, si tratta di una scoperta che potrebbe diventare utile per contrastare meglio la malattia di Crohn, un percorso fatto di tante piccole scoperte e informazioni acquisite tramite esperimenti che poi alla fine potrebbero portare anche a tecniche soddisfacenti per quanto riguarda la prevenzione della stessa malattia.


