Successo delle formiche dovuto anche alla perdita della capacità di volare

Cataglyphis bombycina, una delle specie di formiche analizzate dai ricercatori (credito: Philip Hönle)

Le formiche rappresentano uno dei gruppi di insetti, e in generale di animali, che hanno avuto maggior diffusione in tutto il mondo dato che sono presenti praticamente dappertutto. Secondo un team di ricercatori dell’OIST, Giappone, e dell’Università di Sorbona, Francia, una delle caratteristiche principali che hanno permesso a questi insetti di diffondersi in maniera così capillare è stata la perdita della capacità di volare, cosa che caratterizza le formiche operaie.

Acquisendo immagini molto dettagliate a raggi X ed eseguendo complessi modelli 3D del torace di due specie di formiche (Euponera sikorae e Cataglyphis savignyi), i ricercatori hanno analizzato con attenzione il loro sistema muscolare e lo scheletro interno presentando i risultati in uno studio apparso su Frontiers in Zoology.
Alla fine sono giunti alla conclusione che è stata proprio la perdita delle ali nelle operaie ad essere una delle caratteristiche principali che permesso a questi insetti di concentrarsi sugli aspetti sociali e di rendere sempre più efficienti i propri formicai e la propria organizzazione.

Le formiche operaie, infatti, si sono evolute da quelli che in precedenza erano insetti volanti, come spiega Evan Economo, professore dell’unità di biodiversità e biocomplessità dell’OIST, uno degli autori dello studio.
Non si tratta di un aspetto che si è visto molto spesso nell’evoluzione degli insetti, ossia quello di perdere le ali per acquisire dei vantaggi (di solito accade il contrario a livello evoluzionistico). La realtà è che la capacità di volare pone dei vincoli abbastanza serrati per quanto riguarda la morfologia del corpo.

Le ali, negli insetti volanti, vanno infatti ad occupare una zona importante del torace e a volte ne coprono più del 50%. Altri muscoli ed altre aree del corpo debbono essere per questo sacrificate, talvolta letteralmente schiacciate contro l’esoscheletro.
Tuttavia eliminate le ali tutto questo spazio può essere usato per una riorganizzazione del torace, come è avvenuto nelle formiche operaie.

Nel torace di queste ultime, infatti, “tutto è perfettamente integrato in uno spazio minuscolo”, come spiega Christian Peeters, l’autore principale dello studio nonché professore alla Sorbona: “I tre gruppi muscolari si sono tutti espansi di volume, dando alle formiche operaie più forza e potenza. C’è stato anche un cambiamento nella geometria dei muscoli del collo, che sostengono e muovono la testa. E l’attaccamento interno dei muscoli è stato modificato”.
Tutto a vantaggio di una maggiore forza, come quella usata per sollevare o trascinare oggetti o prede spesso più grandi delle stesse formiche, e in generale di una maggiore capacità di lavoro di gruppo e di organizzazione.

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